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Radiazioni fossili

28 December 2011versione stampabile

 di Bruno Giorgini

E’ tempo di scoperte nel cielo. Prima due Buchi Neri giganteschi, ciascuno dei quali misura all’incirca dieci miliardi di masse solari (Nature, 7 dicembre 2011) e risiede al centro di una galassia ellittica, i più grandi Buchi Neri mai individuati ( il record precedente era di 6,3 miliardi di masse solari). La prima NGC 3842, è la più brillante di un ammasso di galassie distanti 320 milioni di anni luce da noi, nella costellazione del Leone. La seconda, NGC 4889, sta nella costellazione della Chioma di Berenice a 336 milioni di anni luce.

Insomma non sono proprio sotto casa, e per avere una idea di quanto sono grandi, invece di metterci a cumulare tutte le tonnellate, venti miliardi di miliardi eccetera, supponiamo di trasportarne uno nel nostro sistema solare: ebbene occuperebbe uno spazio circa 200 (duecento) volte quello definito dall’orbita terrestre intorno al sole. Siccome i Buchi Neri giganteschi stanno piuttosto lontani come abbiamo visto, non rischiano di “ingoiarci”. Il che non significa che qua da noi tutto sia tranquillo. Sempre sulla solita Nature un gruppo di ricercatori internazionali guidati da Stephane Charpinet, dell’ Università di Toulouse, il 22 Dicembre ha presentato uno studio sull’invecchiamento del nostro sistema solare. Più precisamente hanno scoperto a 3900 anni luce un sistema di due pianeti, KOI 55.01 e KOI 55.02, di taglia comparabile a quella della terra, sopravvissuti allo stadio di “Gigante Rossa” della loro stella (il loro sole) attorno a cui ruotano a una distanza pari allo 0.6 e 0.76 percento di quella terra – sole, con un temperatura di circa 9000 Celsius di giorno, 2000 di notte.

Il dettaglio della scoperta è piuttosto complicato, ma il significato quasi “rivoluzionario”. Verso la fine della sua vita il Sole diventerà un Gigante Rossa, uno degli ultimi stadi evolutivi della dinamica stellare, che si ingrandirà fino inglobare i pianeti più vicini, Mercurio, Venere, Terra, Marte. Invece i due pianeti scoperti ruotano attorno alla Gigante Rossa, cinque volte più calda del Sole (temperatura superficiale di 27000 gradi celsius, rispetto ai 5000 del sole). La domanda è: come questi due pianeti hanno potuto scampare alla tempesta di fuoco. Come hanno potuto salvarsi dalla catastrofe. Per capire : se la Terra passasse un miliardo di anni in condizioni consimili, letteralmente evaporerebbe. Per ora sappiamo che sono i più piccoli, i più veloci e i più caldi pianeti mai trovati nel cielo in prossimità di una Gigante Rossa, poi possiamo fare alcune ipotesi teoriche, ma per ora lasciamo sospesa la domanda: come hanno potuto sopravvivere. Come è avvenuta la lotta tra la Gigante Rossa e i due pianeti, perché per la prima volta si hanno indizi consistenti che i pianeti possono influire sull’evoluzione della stella-sole, altro risultato rivoluzionario. Infine in questa eccezionale vendemmia decembrina compare anche un pianeta scoperto dalla NASA, attraverso Kepler la sonda lanciata nel Marzo 2009 e dotata di un potente telescopio che ha visto un pianeta orbitante attorno una stella, le cui caratteristiche sembrano propizie per la comparsa e lo sviluppo di sistemi biologici, la vita. Questo pianeta è due volte e mezzo (2.4 esattamente) più massivo della nostra Terra, a una distanza di circa 600 (seicento) anni-luce dalla sua stella/sole con la gradevole temperatura superficiale di 22 gradi Celsius.

Insomma par proprio adatto alla nascita della vita. Un altro mondo abitabile dall’uomo, il terzo scoperto negli ultimi anni. E nemmeno troppo lontano dalla nostra madre Terra. Però, come dice una mia amica, se si trovano pianeti altri dalla Terra ospitali per l’umanità, sarà possibile trovar un’altra umanità ospitale per i pianeti? Ovvero una umanità che non sia innervata sul paradigma del dominio e dello sfruttamento dell’uomo sulla natura, nonché dell’uomo sull’uomo, e invece scriva un contratto di equità con la natura. Il che forse sarebbe la scoperta più difficile di tutte quelle che abbiamo qui raccontato. E la più urgente.