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Usa, la scuola affamata

28 December 2011versione stampabile

Luca Galassi

Crolla la classe media e la soglia della povertà scivola sempre più in basso negli Stati Uniti. La perdita del lavoro o della casa durante la crisi ha portato le famiglie del ceto di mezzo a ricorrere per la prima volta alla rete di sicurezza sociale. L’ultimo indicatore della situazione è relativo all’infanzia. Negli ultimi anni è infatti cresciuto il numero degli studenti che ha avuto accesso ai sussidi per i pasti scolastici: i ragazzi che hanno beneficiato di queste agevolazioni sono passati da 18 milioni del 2006-2007 a 21 milioni dell’ultimo anno scolastico, con un incremento medio nazionale del 13 percento.

Undici Stati, incluso Florida, Nevada, New Jersey e Tennessee hanno avuto un incremento del 25 percento in quattro anni. I dati provengono dal ministero dell’Agricoltura, l’ente preposto alla distribuzione dei pasti a basso costo o addirittura gratuiti. Nella città di Sylva, nel North Carolina, i licenziamenti nel settore del legname e della carta hanno condotto centinaia di studenti ad accedere al programma dei pasti scolastici. A Las Vegas, dove a collassare è stata l’industria edile, ad autunno sono entrati nel programma 15mila studenti. A Rochester, gli impiegati della Kodak e di altre aziende del terziario, sono stati obbligati a iscrivere i propri figli al programma alimentare agevolato a causa della perdita del lavoro. La misura funziona in base al reddito: gli studenti con redditi fino al 130 percento del livello di povertà (29mila dollari per una famiglia di quattro persone) sono ammessi al programma del pasto gratuito. I bambini all’ultimo anno di elementari facenti parte di una famiglia di quattro persone con un reddito fino a 41mila dollari hanno diritto a uno sconto del 40 percento sulla mensa. Il New York Times ha riportato il caso di Sheila Dawson, commessa di Wal-Mart, il cui marito ha perso il lavoro come manager della catena Waffle House. Il reddito della famiglia è sceso a 45mila euro. “Facciamo di tutto per risparmiare – ha racconta la donna, che ha una figlia di 15 anni -. Compriamo vestiti di seconda mano, andiamo meno al cinema, e da quest’anno siamo nel programma della mensa scontata. Abbiamo pagato le tasse, tutti questi anni. Solo ora mi accorgo a cosa servivano”.

Il programma risale al National School Lunch Act del 1946, una legge approvata dal Congresso nel dopoguerra che riduceva il surplus dell’agricoltura e distribuiva cibo agli studenti. Nel 1970 il programma forniva una media giornaliera di 22 milioni di pasti, un quinto dei quali scontati. Da allora, la fetta dei pasti scontati è diminuita notevolmente, ma era dal ’72 che non si verificava un accesso così numeroso al programma: nel 2010 sono stati 32 milioni i pasti, 21 dei quali gratis o a prezzi ridotti.  Secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura, nel distretto scolastico Hickman Mills C-1, a Kansas City, nel Missouri, dove un centro commerciale, una catena di alimentari e un grande negozio all’ingrosso hanno chiuso, dieci anni fa il 48 percento degli studenti aveva accesso alla mensa scontata. Nel 2007 la proporzione è aumentata al 73 percento. Lo scorso anno è salita all’80 percento. Fino ad arrivare a quest’anno, con il distretto che ha cominciato a pagare a 700 studenti anche il pasto serale, ogni pomeriggio alla fine delle lezioni.