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Il tè nel deserto (Cineappunti)

29 December 2011versione stampabile

di Barbara Sorrentini

Nel laboratorio di Babbo Natale sono arrivati tecnologia e precariato. Quel luogo fatto di travi e polvere, illuminato da lumi di candela e passione artigianale, si è trasformato in un mega astronave, con macchine computerizzate, letterine in ogni lingua scaricate sull’iPad e migliaia di elfi militarizzati che incartano meccanicamente i regali da spedire con navicelle telecomandate.

Per rispondere alla domanda cervellotica dei più piccoli “come fa Babbo Natale a portare in una notte i regali a tutti i bambini del mondo?”, i realizzatori del film Il figlio di Babbo Natale Sarah Smith e Barri Cook, si sono immaginati un omaccione che lavora in mimetica, senza passione né interesse per i piccoli che attendono con ansia i doni, nella notte più magica dell’anno. In un contesto così asettico e disumanizzato può accadere che qualche richiesta venga perduta e il cadeau dimenticato. Il giorno di Natale una bambina o un bambino potrebbe restare a bocca asciutta. Per Arthur questo è inammissibile. E chi è Arthur? E’ il figlio minore di quel Babbo Natale che, pronto per la pensione, sta passando la fabbrichetta all’altro figlio, Steve, quello con le idee moderne che snaturano il senso profondo di questo antico mestiere. Nella storia c’è anche un nonno, il primissimo Santa Claus, lui sì in pensione, con ancora la slitta dorata e le renne in garage. Mentre Steve se ne infischia del dono perduto, Arthur convince di nascosto il nonno a sellare le renne e ad accompagnarlo alla ricerca della bimba, per portarle sotto l’albero la bicicletta rosa tanto desiderata. Una vera avventura, dal Polo Nord al Messico, passando dal Canada per raggiungere l’Inghilterra. Tutto in una notte. I bambini spalancano la bocca osservando il volo della slitta trainata dalle renne in 3D e i genitori non resistono al fascino di queste scene, così ravvicinate alla barba bianca del vecchio Santa Claus, trasportati ad alta velocità tra i cieli stellati che illuminano i paesaggi innevati. Magia e scintille di felicità, accompagnate da una preziosa riflessione sul lavoro nella favola più antica del mondo.