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Italia, lotta alla precarietà: il governo discute tre opzioni

2 January 2012versione stampabile

Riduzione della precarietà, della forbice tra i lavoratori assunti anni fa con una legislazione più favorevole e quelli di recente assunzione, meno tutelati, e semplificazione delle tipologie contrattuali, oltre quaranta, un vero e proprio arcipelago. Questi gli obiettivi macro della riforma in discussione al ministero del Lavoro, ancora da definire nei contenuti e sulla quale il governo Monti sta per aprire un confronto coi sindacati che si preannuncia serrato ma che il premier conta di chiudere in tempi brevi.

La competizione globale non consente di tornare al passato e a forme di tutele molto estese: questa la convinzione dei tecnici al lavoro presso il ministero guidato da Elsa Fornero. D’altra parte la precarietà è un’emergenza che va superata. Tre le ipotesi al vaglio degli esperti, discusse in queste ore col ministro Fornero e con Mario Monti, tutte provenienti dall’area di centrosinistra, come osserva Roberto Mania su Repubblica. La prima è quella ideata dal giuslavorista Pietro Ichino, senatore Pd, che prevede il tempo indeterminato per le nuove assunzioni ma allo stesso tempo riduce parte delle garanzie offerte dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Le imprese potrebbero licenziare per motivi economici, tecnici o organizzativi, senza l’obbligo del reintegro nel caso in cui il licenziamento non avvenisse per giusta causa. Dovrebbero però corrispondere al lavoratore un’indennità di tre anni, che pagherebbero al 90 per cento il primo anno, per poi scendere fino al 70 il terzo anno.

C’è poi il “contratto unico”, teorizzato dagli economisti Tito Boeri e Giuseppe Garibaldi, che mira ad una stabilizzazione del rapporto di lavoro più graduale: tre anni di prova e poi assunzione a tempo indeterminato. La terza via, che i tecnici del ministero del Lavoro cominciano a chiamare “contratto prevalente”, ma che l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano aveva pensato come “contratto unico di inserimento formativo”, sul quale si sono raccolte le firme di una ottantina di parlamentari del Pd, mira alla riduzione del numero di precari. Queste le ipotesi in discussione, nella consapevolezza che la flessibilità e la giungla delle tipologie contrattuali non hanno portato i benefici sperati e hanno contribuito a dare all’Italia una disoccupazione giovanile da record europeo. I sindacati hanno espresso una forte preoccupazione per come l’esecutivo intende intervenire in tema di lavoro e occupazione. Rivolgendo un appello al governo, hanno detto di vedere il rischio di una forte crescita delle tensioni sociali.