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Italia, suicida un disoccupato al giorno

3 January 2012versione stampabile

Luca Galassi

Nel 2009 in Italia si sono tolte la vita 2.986 persone, il 5,6 percento in più dell’anno precedente. E con il loro numero, cresce anche l’interdipendenza con la crisi: i suicidi compiuti da disoccupati, nello stesso anno, sono stati 357, praticamente uno al giorno, il 37,3 percento in più rispetto ai 260 del 2008, mentre i suicidi per ragioni economiche hanno raggiunto sempre due anni fa il valore più alto dell’ultimo decennio; 198 casi, il 32 percento in più rispetto al 2008 e il 67,8 percento rispetto al 2007. Sono alcuni dei dati contenuti nell’ultimo report sul fenomeno curato dall’Eures.

L’incremento assoluto del numero dei suicidi, in controtendenza rispetto al biennio precedente, investe sia le donne (+1,6 percento) sia gli uomini (+5,6 percento), ma l’incidenza della componente maschile (78,5 percento) raggiunge nel 2009 il valore più alto mai registrato negli ultimi decenni. A preoccupare di più i ricercatori dell’istituto di ricerche economiche e sociali è proprio il crescente rilievo della “matrice” economica: 272 dei disoccupati suicidi nel 2009, cioè tre su quattro erano soggetti espulsi dal mercato del lavoro. E in ogni caso il lavoro “anche in termini relativi costituisce un vero e proprio discrimine nella lettura del fenomeno”: nel 2009 si sono registrati ben 18,4 suicidi ogni 100mila disoccupati contro 4,1 tra gli occupati. I suicidi per motivi economici arrivano a rappresentare nel 2009 il 10,3 percento del fenomeno “spiegato” (non considerando cioè i casi di cui non si è stabilita una motivazione) a fronte di appena il 2,9 percento rilevato per il 2000: il suicidio per ragioni economiche rappresenta un fenomeno quasi esclusivamente maschile (95 percento dei casi nel 2009) “a conferma – si legge nel rapporto – di come questo si leghi alla acquisizione/perdita di identità e di ruolo sociale definita dal binomio lavoro/autonomia economica”.