home » diritti » Italia, vuoi restare? Paga

Italia, vuoi restare? Paga

3 January 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

“Immaginiamo una famiglia di immigrati composta da cinque persone: tra adulti e due minori. Con la nuova tassa, dovranno pagare 960 euro per avere un permesso di soggiorno di lunga durata”.
Nicola Grigion è il coordinatore del progetto Melting Pot Europa. Sintetizza così, conti alla mano, la ricaduta del decreto Maroni-Tremonti – uno degli ultimi atti del fu governo Berlusconi – che entrerà in vigore il 30 gennaio prossimo.

“Il punto è che anche in altri Paesi europei gli immigrati pagano una tassa sui permessi. Ma in Italia le cifre sono esorbitanti, dai 70 ai 200 euro, e in cambio la burocrazia offre miseria. La legge stabilisce che il richiedente avrà il permesso entro 20 giorni, ma c’è chi aspetta uno o due anni. L’anno scorso, la Corte dei Conti aveva stimato una media di 291 giorni dalla domanda. La situazione è migliorata, ma si parla comunque di almeno un mese e mezzo solo per sbrigare le prime pratiche”.

Sarà forse per problemi di questo tipo che a Treviso, il 29 dicembre, “un bengalese che da alcuni giorni non riusciva più nemmeno a mangiare” – come recitano le cronache – si è messo al volante di un’automobile privo di patente e ha cominciato a transitare avanti-indietro davanti un posto di blocco, finché l’hanno fermato e arrestato. Ha ottenuto ciò che voleva: essere rimpatriato gratis.

“I 200 euro del permesso di lunga durata – continua Grigion – sono una cifra notevole. A questa, bisogna aggiungere 70 euro di spese burocratiche: bollo, rimborso stampa e raccomandata. L’Italia è l’unico Paese dove una raccomandata per chiedere il permesso di soggiorno viene fatta pagare 30 euro.”

Un altro esempio può dare meglio idea della situazione assurda e delle difficoltà a cui va incontro un immigrato sottoposto alla nuova norma.
“Se uno perde il lavoro – dice il coordinatore di Melting Pot – deve trovarne un altro entro sei mesi, se no viene espulso. Nel frattempo, se il suo precedente permesso è scaduto, deve fare quello di ‘attesa occupazione’, che dura appunto 6 mesi. Quindi, oltre a cercarsi un lavoro dovrà anche pagare un permesso di sei mesi e, successivamente, un altro permesso di 100 o 200 euro se trova un lavoro.”
E se non riesce a pagare, “per lui non c’è Equitalia, bensì un centro di identificazione ed espulsione”.

Tutto il sistema appare studiato per estorcere risorse ai lavoratori immigrati senza restituire nulla, anzi. “Da un lato c’è la crisi, e i migranti sono inevitabilmente i più colpiti. Dall’altro, come emerge da tutti i rapporti, le casse dell’Inps reggono proprio grazie ai contributi dei lavoratori stranieri, che di fatto pagano le pensioni agli italiani. Il loro apporto economico al Paese, tra contributi, consumi e giro d’affari che contribuiscono ad alimentare, è assolutamente superiore a quanto gli viene restituito. Non è vero che sono dei parassiti”.

Al danno si unisce la beffa se si pensa che, in base al decreto, i soldi raccolti con la “tassa sui permessi” andranno a finanziare il “Fondo rimpatri” e le spese di ordine pubblico e sicurezza del Viminale (oltre che a coprire i costi degli sportelli unici e dell’accordo di integrazione). In pratica, gli immigrati regolari pagheranno le espulsioni di quelli irregolari o magari la propria, data la facilità e la velocità con cui si può passare dall’una all’altra condizione.
“C’è dietro la filosofia che ha ispirato le politiche italiane negli ultimi dieci anni e il governo che aveva Maroni come ministro dell’Interno – continua Grigion -. È un meccanismo che si morde la coda e che si è già mostrato inefficiente: si investe nelle espulsioni invece che nell’integrazione, ma le espulsioni sono ampiamente controbilanciate dagli ingressi in clandestinità, proprio perché non esistono meccanismi di integrazione”.

One Response to Italia, vuoi restare? Paga

  1. rachid oubouhouch

    3 January 2012 at 21:44

    non è possibile fare cassa sugli immigrati…