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Curdi in Turchia, aspettando un futuro

4 January 2012versione stampabile

Christian Elia

La Turchia risarcirà le famiglie dei 35 giovani contrabbandieri curdi, scambiati per ribelli e uccisi dall’esercito di Ankara mercoledì 28 dicembre 2011 nel corso di un raid aereo nei pressi della frontiera irachena.

Lo ha annunciato ieri, 2 gennaio 2012, il vice premier turco, Bulent Arinc. ”I risarcimenti saranno versati entro dieci giorni”, ha detto Arinc alla tv turca, precisando però che il governo non presenterà scuse ufficiali. Non è molto, per i familiari di quei ragazzi.

Sulla carta è parso molto più significativo quello che è accaduto il 23 novembre scorso, quando il premier turco Erdogan, durante una riunione di partito, ha presentato le sue scuse a nome dello Stato per il massacro di circa 13 mila curdi aleviti avvenuto alla fine degli anni Trenta nella città di Dersim, oggi Tunceli. ”Se è necessario chiedere scusa a nome dello Stato e se esiste una letteratura in tal senso, allora chiedo scusa”. Una presa di posizione importante, anche se per alcuni aiutata dal fatto che la responsabilità politica dell’eccidio cade sui rivali politici di Erdogan.

”Dall’inizio dei negoziati per l’allargamento dell’Ue alla Turchia dei passi in avanti sono stati compiuti, ma resta il fatto che la questione chiave del rispetto dei diritti umani in Turchia resta quella curda. Oltre venti milioni di persone cui vengono negati diritti culturali, civili, politici”, commenta l’avvocato Arturo Salerni, membro della delegazione di avvocati e attivisti che si era recata in Turchia all’inizio di dicembre. Salerni, da sempre attivo nel campo del rispetto dei diritti umani, che ha fatto parte del collegio difensivo del leader curdo Ocalan, è stato fermato ed espulso.

”Con la complicazione che la questione curda si articola su tre stati oltre alla Turchia: Siria, Iran e Iraq”, spiega l’avvocato. ”Stati dove, per una ragione o per l’altra, la condizione delle popolazioni curde non è facile e dove permane una grande instabilità, che mette la questione curda al centro dei grandi che scuotono la regione. C’è poi il caso Ocalan, ritenuto il padre della patria per i curdi, detenuto in un regime molto duro. Inoltre è in corso in Turchia un processo contro più di 150 personalità curde tra politici, giornalisti, amministratori locali, attivisti e semplici cittadini. C’è poi ancora l’anima guerrigliera, quella del Pkk, che comporta azioni militari pesanti come quella dell’altro giorno”.

Una situazione pesante, che pare chiusa in un circolo vizioso. ”Questa è la situazione e continuerà così, fino a quando non si aprirà a una soluzione politica”, commenta Salerni. ”Tutti devono ammettere che esiste la questione curda, partendo dal riconoscimento del popolo curdo, aprendo a un tavolo di trattative con tutte le parti coinvolte. La politica, che cerca Ocalan per le trattative, poi arretra di fronte alle pressioni di militari e nazionalisti. Così le trattative si bloccano e tornano le bombe. È tempo di finirla, ma senza politica, non se ne esce”.