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Il tè nel deserto (Cineappunti)

4 January 2012versione stampabile

Disoccupy Marsiglia. Quella di Le nevi del Kilimangiaro è una storia colpita dalla crisi economica, in Francia oggi. Non a caso il film comincia con il licenziamento di più della metà dei lavoratori del porto, avvenuto per estrazione a sorte tra neo assunti e quasi pensionati. Per dare un taglio letterario al finale di questa vicenda molto attuale e realistica, Guédiguian ha fatto ricorso ad una conclusione alla Victor Hugo. “Di Hugo ho utilizzato le ultime pagine del racconto La povera gente, la fine è identica, melodrammatica e generosa. Ho voluto restituire grandezza a queste persone sconosciute e prese poco in considerazione dai media e dal cinema, per raccontare le loro storie e fare delle loro vite degli esempi universali.” Robert Guédiguian, uno dei più sensibili cantori della classe lavoratrice del porto di Marsiglia, dopo una pausa tematica che l’ha portato in Armenia e prima ancora a Parigi tra le stanze dell’Eliseo, ritorna a raccontare il suo quartiere. L’Estaque marsigliese, case basse, chiare, luce calda e solare, con sfondo marino turchese e la sua gente, interpretata prima di tutto dai suoi tre bravissimi attori di sempre: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Daroussin e Gérard Meylan. “Mi bastano pochi giorni nel mio quartiere e con gli operai, per rifare il punto sulla situazione attuale. E’ il luogo in cui sono nato e da dove osservo e continuerò ad osservare il mondo. Attraverso l’incontro con la classe operaia riesco a fare una ricognizione del loro stato e di quello del mio cinema, cercando di capire se sono ancora in grado di fare film popolari, che raccontino le storie di questi straordinari lavoratori”. Marsiglia non è slegata dal resto della Francia, il contesto famigliare dei protagonisti risente delle politiche di Sarkozy e di una politica sociale che sacrifica i più deboli. Da una parte c’è chi arranca per raggiungere una vita fatta di benessere, ma dall’altra c’è chi non riesce a mantenere i fratellini piccoli e deve andare a derubare gli ex compagni di lavoro licenziati insieme a lui. Per fortuna nel cinema di Guédiguian non mancano la passione civile, l’ideale politico e la solidarietà. “Nel film il contesto è importante, per esempio i sindacalisti sono i personaggi metafora della situazione della sinistra francese. Lancio una sorta di appello perché vengano riviste alcune decisioni e vengano cambiati alcuni atteggiamenti. E’ un invito a dire e a fare cose di sinistra, a costruire delle alternative che abbiano un senso oggi e che tengano conto del cambiamento della società. Ci vorrebbe un’alternativa al capitalismo, che non fa che ripeterci che l’unica soluzione valida è il capitalismo stesso, ma così non funziona.” In questo incantevole film si vive un po’ tutto quello che è successo negli ultimi anni, come le ferite quasi fisiche e psicologiche che hanno segnato la società su diversi fronti: culturale, sociale, politico. Eppure rivedere questi personaggi, quasi fuori dal tempo, rassicura e dà speranza. Oltre che a divertire, perché nelle opere di Guédiguian l’ironia è un elemento fondamentale. “Potrei raccontare le stesse storie con un tono più drammatico e cupo, ma per me è fondamentale trovare il modo per essere positivi e dare una speranza”.