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Italia, operai in lotta

4 January 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Ci sono quelli “famosi” e quelli meno: Fincantieri da una parte, i marinai della Marettimo Mednav, dall’altra. Nel diario dei presidi e delle occupazioni di questo inizio anno, spicca il rinnovato attivismo operaio “per forza di cose”, di cui tiene puntuale nota L’isola dei cassintegrati, il blog nato dall’idea di alcuni giornalisti che volevano dare visibilità alla lotta dei cassintegrati Vinyls di Porto Torres.
Senza pretesa di essere esaustivi, ecco alcune storie che rappresentano le decine di casi sparsi per la penisola.

Cominciamo dall’ultima in ordine cronologico. Nel porto di Trapani, alcuni operai dei Cantieri Navali Trapani stanno occupando la petroliera Marettimo Mednav, che loro stessi hanno costruito. Protestano contro la mobilità ordinata dal proprietario dell’azienda, Giuseppe D’Angelo, all’interno di un piano industriale per il rilancio dei cantieri. L’imprenditore sostiene che c’è crisi per via delle mancate commesse internazionali, loro non capiscono come mai altri cantieri del porto stiano invece lavorando.

Dei licenziati della ex-Wagon Lits, asserragliati sulla torre al binario 21 della stazione centrale di Milano abbiamo già ampiamente parlato. Questa volta la lotta, a oltranza, è contro il piano di tagli firmato Trenitalia.

Trecento operai della Fincantieri di Sestri Ponente (Genova) hanno intanto occupato l’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. Le agitazioni continuano anche nel polo di Palermo. Oggi è giunta notizia che il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha convocato i sindacati nazionali per il 10 gennaio prossimo alle 18.30, proprio per fare il punto sulla situazione del gruppo cantieristico.

Presidio permanente per gli operai della Jabil di Cassina de’ Pecchi (Milano), multinazionale americana che è subentrata quattro anni fa alla Nokia Siemens, che stava delocalizzando (portando la ricerca in Cina e la produzione in Germania, e questa almeno appare una curiosità). Nel passaggio di consegne, ci sono andati di mezzo loro perché la dirigenza ha deciso di chiudere proprio lo stabilimento milanese.

Al petrolchimico di Priolo (Siracusa) centinaia di operai di aziende dell’indotto presidiano i cancelli della Isab Sud, impianto controllato dalla joint venture tra il gruppo Erg e i russi di Lukoil. La mobilitazione è scattata il 2 gennaio mattina quando un centinaio di lavoratori, che si sono presentati agli ingressi dello stabilimento di raffinazione dopo il weekend di capodanno, ha scoperto di avere il badge disabilitato. I sindacati hanno contestato la decisione di disabilitare i tesserini proprio nel pieno del confronto sul piano industriale che prevederebbe 1.400 esuberi tra il 2012 e il 2014 – 700 già quest’anno – su un totale di 3.500 operai.

Presidio anche alla Golden Lady – quella dei collant – di Gissi, in Abruzzo. La fabbrica ha chiuso il 25 novembre lasciando a casa 380 dipendenti, soprattutto donne. Per loro, una cassa integrazione inspiegabile visto che la multinazionale della calza ha il fatturato in crescita. Ma spiegazione, anche in questo caso, fa rima con delocalizzazione: produrre altrove costa meno. E fa niente se quando si insediò nel vastese, nel 1988, la fabbrica beneficiò dei fondi della Cassa del Mezzogiorno e dei Fondi Regionali. La Golden Lady controlla anche la Omsa di Faenza, dove il management ha licensiato 239 lavoratrici con un fax alla vigilia di Capodanno.

Hanno trascorso un capodanno di protesta i lavoratori della Richard Ginori di Sesto Fiorentino. Erano stati gli stessi sindacati a ricordare loro che se entro fine gennaio le banche non concederanno credito, i 401 posti di lavoro della ditta sono a rischio. Nel presidio davanti ai cancelli della fabbrica, espongono lo striscione con scritto “Diamo credito al lavoro”.

Sempre in Toscana, a San Giovanni Valdarno, continua il presidio degli operai della ferriera Beltrame, impegnati nella difesa di circa ottanta posti di lavoro dopo l’annuncio da parte della dirigenza della chiusura della fabbrica.

Intanto l’Inps ha diffuso i dati sulle domande di disoccupazione presentate a novembre: sono state 126mila contro le 123mila del 2010 (+2,7 per cento).

2 Responses to Italia, operai in lotta

  1. Marco N

    6 January 2012 at 03:13

    Per chi volesse seguire i progressi delle vertenze lavorative citate nell’articolo, vi invitiamo a visitare anche il blog L’isola dei cassintegrati