home » blog » Soy loco por tì, America

Soy loco por tì, America

4 January 2012versione stampabile

Durante il 2012 in America Latina si terranno due momenti elettorali di importanza regionale. Il 1° luglio si voterà per il nuovo Presidente del Messico, il paese nordamericano martoriato dalla guerra tra narcotraffico e stato che ha prodotto, solo nel 2011, 12.000 morti. I pronostici per ora danno come vincitore Enrique Peña Nieto, esponente del Partito della Rivoluzione Istituzionale (PRI) che governò il paese lungo 70 anni dello scorso secolo. Visto che il sistema elettorale messicano non prevede il secondo turno, il risultato però è aperto e potrebbe anche vedere il trionfo di Andrés Manuel Lopez Obrador, del progressista PRD, sconfitto di misura 4 anni fa dal candidato del conservatore PAN. Il bilancio della destra in Messico, che ha governato negli ultimi 12 anni, è disastroso. Con un’economia ferma e ormai totalmente dipendente dagli scambi con gli USA e dai soldi delle rimesse degli emigrati, il paese vive una vera e propria guerra civile e sembra non riuscire a fare fronte al potere dei cartelli della droga.

L’altro importante appuntamento elettorale si terrà in Venezuela il 7 ottobre. Hugo Chàvez, ancora sottoposto a chemioterapia, si proporrà per un terzo mandato (fino al 2019) se non ci saranno peggioramenti sul fronte della sua salute. Il Venezuela ha segnato la più bassa crescita economica del Sud America e la delinquenza lo colloca tra i paesi più pericolosi al mondo. Nonostante ciò, Chavez gode ancora di consenso popolare grazie al welfare pagato dal petrolio e si trova davanti un’opposizione scarsamente incisiva e molto frammentata.

Gli altri temi dell’anno in America Latina riguardano la geopolitica continentale. Le elezioni presidenziali negli USA del 6 novembre, se tornassero al potere i repubblicani, complicherebbe le relazioni con i governi progressisti della regione. Il 14 aprile, in piena campagna elettorale, Obama parteciperà al secondo Vertice delle Americhe (Cartagena- Colombia) con l’intenzione di mandare un segnale di interesse all’elettorato ispanico degli USA. Inoltre, si attende da Obama una risposta alla creazione lo scorso mese di novembre del CELAC, la Comunità Americana che esclude Usa e Canada. Altro passaggio importante sarà il Vertice dell’Alleanza del Pacifico il prossimo 4 giugno in Cile. I legami tra paesi latinoamericani e asiatici sono sempre più strategici e sono il motore della crescita sostenuta dei paesi che si affacciano sul Pacifico come Perù e Cile. I paesi dell’altro Oceano, quello Atlantico, si stanno invece sempre di più stringendo attorno al Brasile che allarga la sua sfera d’influenza ormai in Africa e Medio Oriente.

Nel 2012 dovrebbero quindi mostrarsi maggiormente le nuove geometrie latinoamericane attorno a due assi centrali: la maggiore integrazione con i paesi dell’Asia e il consolidamento della potenza brasiliana, come volano per il consolidamento di un ruolo autonomo in politica internazionale e ad alta densità di accordi economici Sud-Sud. L’Europa è praticamente esclusa da questo scenario, con l’eccezione delle sue industrie belliche e delle multinazionali che stanno investendo in Brasile. Dal punto di vista politico, la paralisi di Bruxelles che non riesce a superare i veti incrociati e a concludere l’accordo di scambio economico con il Mercosur, è il simbolo di un gigante economico sempre più nano politico.

2 Responses to Soy loco por tì, America

  1. Andrea P.

    5 January 2012 at 15:12

    Sintetico, puntuale. Ma a Cuba non succederà nulla di nuovo nel 2012? Andrea

  2. Alfredo Somoza

    7 January 2012 at 09:00

    Certo che a Cuba qualcosa succederà Andrea. Ma sarà molto probabilmente dettato da questioni “anagrafiche”. Le aperture economiche, non politiche, di questi ultimi mesi confermano quanto si pensava su Raul Castro, ammiratore del modello cinese. Se la ricetta per Cuba è quella del “capitalismo a partito unico” bisogna capire quanto lo stesso possa essere realistico in quel contesto. Purtroppo a Cuba si è buttato via tantissimo tempo prima di affrontare riforme, non solo economiche, urgentissime. Il 2012 potrebbe essere quindi un anno di grandi cambiamenti economici, ma probabilmente con imprevedibili sviluppi politici.