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“Il suicidio, unica alternativa alla sofferenza estrema”, secondo lo psichiatra Maurizio Pompili

5 January 2012versione stampabile

I molteplici suicidi degli imprenditori sono scatenati da cause che provengono da diverse direzioni. Ne abbiamo discusso con il Dott. Maurizio Pompili, coordinatore responsabile della ricerca sul suicidio con cattedra di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università Sapienza di Roma.

Come ho detto anche in altre circostanze, le perdite, siano esse di relazioni, familiari, economiche o finanziarie, sono un fattore di rischio importante per il suicidio. Quindi, laddove c’è una perdita relativa alla sicurezza economica o alla stabilità futura, per se stessi e per i propri dipendenti (nella stragrande maggioranza dei casi si crea un rapporto di fiducia fra datore di lavoro e collaboratore), ovviamente questa situazione mina l’esistenza dell’individuo e gli fa perdere la prospettiva per il futuro, gli toglie la visione che nel proseguo della vita possano accadere cose buone. Quindi, se viene a mancare, come nel caso degli imprenditori, una sicurezza economica, il futuro si configura sotto i peggiori auspici. Questo è fondamentale: la perita di fiducia dell’individuo. Per questo, come spesso avviene, l’individuo si chiede: ‘che vivo a fare? Che serve vivere?” dice Pompili.

Spesso queste affermazioni vengono prese alla leggera ma invece dovrebbero essere prese in seria considerazione. Gli individui che pensano al suicidio, prima chiedono aiuto. E probabilmente, il gesto estremo di togliersi la vita è solo l’ultima opzione di chi sta soffrendo. Una persona in crisi, ad esempio un imprenditore, pensa alle possibili soluzione per risolvere la sua sofferenza. Sofferenza che essendo relativa a un dolore mentale molto forte, è paragonabile a un tormento continuo, ad un terremoto interno” continua il professore. “Dalla nostra esperienza – aggiunge Pompili – abbiamo capito che in qui momenti prima di arrivare al suicidio un imprenditore fa di tutto per salvare la situazione: chiede finanziamenti alle banche o addirittura pensa di cambiare attività. Ma quando tutte queste possibilità falliscono, ecco che il suicidio diventa l’unica alternativa valida per mettere fine alle sofferenze atroci, estreme, che l’individuo in questione sta provando. Chi non conosce certe dinamiche non può nemmeno immaginare che tipo di sofferenza possa sentire chi vive quel tipo di condizione”.

One Response to “Il suicidio, unica alternativa alla sofferenza estrema”, secondo lo psichiatra Maurizio Pompili

  1. Antonio

    8 January 2012 at 21:33

    Aggiungete pure che veniamo continuamente additati come evasori o addirittura assassini dei dipendenti tragicamente infortunati. Privi di armi di difesa perchè è pensiero comune che siamo, ancora, la parte forte della società e non abbiamo un sindacato che amplifichi il nostro grido d’allarme.