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La crisi disarma l’Europa

5 January 2012versione stampabile

Luca Galassi

Il budget militare del Vecchio Continente è diminuito del 7 per cento complessivo tra il 2006 ed il 2010, secondo le ultime statistiche dell’Agenzia europea di difesa (Eda). La somma totale delle spese militari dei 26 paesi membri dell’Agenzia (l’Unione europea meno la Danimarca) è passata da 209 miliardi di euro nel 2006 – cioè l’1,77 per cento del prodotto interno lordo di allora – a 194 miliardi nel 2010, che rappresenta l’1,61 per cento del Pil.

La direttrice generale dell’Eda, Claude-France Arnould, intervistata dal quotidiano economico ‘Les Echos’, ha fatto questa settimana il punto sulla cooperazione fra Stati. Secondo Arnould, mettere in comune gli strumenti militari, con progetti mirati, è il solo mezzo per compensare la diminuzione dei budget dedicati al settore in seno all’Unione.

Tagliano i bilanci Gran Bretagna e Francia, e anche in Italia, come confermato dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola il mese scorso, le spese – almeno per il personale – dovranno essere ridotte. Non è la conseguenza di una mutata politica estera, quanto gli effetti della crisi economica sui bilanci degli Stati. In campo militare non è mai esistita una difesa comune europea, e le debolezze sono state ricorrenti, in ultimo luogo quando l’operazione militare contro la Libia, il cui comando è stato lasciato dagli Usa agli europei (Francia e Gran Bretagna in primis), ha mostrato carenze enormi: il Pentagono fornì in quell’occasione l’80 percento del carburante in volo degli aerei alleati.

L’Agenzia di difesa europea mostra preoccupazione per il ristretto spazio di manovra lasciato dalle difficoltà economiche in cui versano i Paesi membri. Parigi e Londra rappresentano metà del bilancio europeo della difesa, e due terzi della spesa per la ricerca militare. Tuttavia, insieme ai ministri della Difesa dei paesi dell’Ue, riunitisi il 30 novembre a Bruxelles, Arnould ha salutato con una soddisfazione di facciata il pacchetto di piani di cooperazione per integrare e condividere le risorse militari, così da affrontare il problema del taglio dei finanziamenti dovuto alla contingeza economica sfavorevole. Una soddisfazione fugace, perché molti progetti pan-europei sono a rischio nel lungo termine: quelli militari, ma anche quelli per le telecomunicazioni applicate all’intelligence. Fortemente ridotti saranno i programmi per la costruzione degli elicotteri NH-90 e degli aerei da trasporto militare A-400, per i quali la Germania ha già ridotto gli stanziamenti di bilancio. La Commissione europea ha poi deciso che non finanzierà la prossima fase del progetto Gmes (Global Monitoring for Environment and Security), un network di satelliti, stazioni terrestri e centri di analisi che dovrebbe dare all’Europa un autonomo sistema di raccolta di dati basato nello spazio. Nel 2007 gli Stati membri avevano fissato l’ambizioso obiettivo di aumentare dal 19 al 35 percento la quota di acquisti di attrezzature militari in cooperazione. Cinque anni dopo, tale cifra ha raggiunto appena il 22 percento. La crisi disarma l’Europa.