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Crackolandia

10 January 2012versione stampabile

Si chiama crackolandia e non è un parco dei divertimenti. E’ un quartiere del centro di San Paolo. Di giorno sono quattro vie non particolarmente accoglienti: negozi, mercatini, vecchi edifici dove la gente vive stipata. Di sera si trasforma nel remake della «Notte dei morti viventi».
Centinaia di derelitti popolano le quattro strade mal illuminate: consumano, comprano, si addormentano come cani randagi. Sono zombi migranti: prima stavano da un’altra parte, sotto un cavalcavia. Li hanno scacciati come scarafaggi. E sono arrivati qui. Non sarà l’ultima tappa: domani li vedremo altrove. Nel frattempo però il crack, a San Paolo, è diventato un “problema di ordine pubblico”. Non solo a Sampa, anche nelle altre città. Qui però ha dimensioni da epidemia, come tutto a San Paolo. E tra sabato e domenica scorsi è scattata una nuova operazione da parte del potere pubblico: occupare crackolandia. Centinaia di poliziotti hanno caricato gli zombi con lacrimogeni e proiettili di gomma. Alle 23.45 in punto di sabato sera la polizia ha caricato e li ha dispersi: a George Romero, il celebre regista di Zombi, la scena sarebbe piaciuta, tanto era oscenamente irreale.

Il crack ti consuma come l’oltretomba. Il crack è la criptonite che ti trasforma in un supereroe del tumulo. Bruci la pietruzza nella pipa e ti dimentichi di essere il nulla moltiplicato al quadrato. La polizia ha disperso gli Zombi, ma gli Zombi sono ancora tra noi. Bisogna però che chi manda i ghostbusters per strada a catturare questi ectoplasmi della nuove società emergenti si faccia anche una domanda. Chi sono, gli Zombi? E perché si diluiscono in quella pipa costruita con una bottiglietta d’acqua segata a metà? Semplice: sono gli ultimi, e forse non è un caso che proliferino dove le differenze sociali sono mostruose: San Paolo.

Gli economisti del grande crack emergente dividino il Brasile in fasce sociali ben precise. Più o meno queste: classe A e AA (ricchissimi): ormai non si vedono più, vivono in elicottero. Classe B (media): si annoiano, hanno già quasi tutto ma non possono salire più di tanto, che fai? Passi dallo schermo 28 pollici al 32 pollici? Che palle! E’ un purgatorio. Classe C: la grande novità, la crescità: si divertono come matti, comprano tv, radio, viaggi, case, telefonini: tutto a rate. Consumano. Sono l’eldorado dei lupi del marketing. Classe D: tra breve saranno nella C, li si snida a colpi di programmi sociali, borse famiglia, luce per tutti.
Agli economisti è però sfuggita la classe-crack: non esistono, niente casa, niente rate, niente di niente.

Solo i marciapiedi, e i proiettili di gomma.

2 Responses to Crackolandia

  1. Ivan

    10 January 2012 at 14:27

    Bellissimo articolo. DA BRIVIDI.

  2. francesco

    20 January 2012 at 14:42

    Caro Alberto bella descrizione!
    mi chiedo se è frutto della tua esperienza in san paolo o solo deduzione secondo le news internazionali e soprattutto brasiliane.
    io sto andando ora in crackolandia a fare delle foto.
    se vuoi ne parliamo.

    buon lavoro