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Grecia, tagli al sociale ma le armi non si toccano

12 January 2012versione stampabile

Nicola Sessa

Nel 2012 il governo greco aumenterà le spese della Difesa di ulteriori 200 milioni di euro, raggiungendo così la cifra di un miliardo e trecento milioni di euro. Anche i contributi che vanno versati alla Nato subiranno un aumento del 50 per cento: l’obolo ammonterà a 60 milioni di euro. Di pari passo, in senso opposto,  la spesa sociale sarà tagliata del 9 per cento. Non importa se negli ospedali le sale operatorie rimangono aperte solo per le emergenze (per i casi non urgenti bisogna pagare); non importa se sono sempre più numerose le famiglie che devono scegliere tra il pagare le bollette e il cibo: meglio mangiare e stare al buio e senz’acqua; non importa, infine, che in primavera la Grecia dovrà con molte probabilità uscire dall’area euro.

Le armi non si toccano: la Grecia dal 1999 a oggi ha ordinato 90 jet da combattimento Eurofighter e nel solo 2010 ha comprato dalla Germania 223 carri armati M109 e un sommergibile U-boat 214 per un controvalore di 403 milioni di euro. Proprio Berlino sarebbe la prima beneficiaria degli euro greci destinai alla difesa solo il Portogallo – altro paese sull’orlo del fallimento – acquista sul mercato tedesco più della Grecia. Il precedente ministro degli Esteri ha più volte difeso “il debole” greco per l’acquisto di armi: bisogna difendersi dalla minaccia turca sempre in agguato. Ma quanto conta la circostanza che almeno sulla carta Ankara e Atene siano alleati sotto la bandiera della Nato?

Nel 2010 il budget della Difesa ha sfiorato il 3 percento del prodotto interno lordo – quasi sette miliardi. Solo gli Stati Uniti, in proporzione hanno speso più dei greci. L’affare delle armi è intoccabile e nonostante le smentite ufficiali, più di un rumors su quotidiani spagnoli e greci raccontano che in un vertice europeo dello scorso ottobre, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy abbiano spinto l’allora premier Papandreou a chiudere nuovi accordi per armamenti. Già da un paio d’anni, l’europarlamentare verde Daniel Cohn-Bendit denuncia l’ipocrisia europea: parte dei soldi destinati ad aiutare Atene ritornano velocemente nelle casse francesi e tedesche che riforniscono di armi la Grecia. Questo mentre si riducono gli stipendi, le pensioni e tutti i servizi andranno privatizzati.

Il punto più imbarazzante è che la troika, composta dai solerti inviati di Ue, Bce e Fmi, richiede continui tagli al sociale, l’azzeramento del welfare, imponenti ristrutturazioni del lavoro (con licenziamenti) nel settore pubblico, ma non chiede ad Atene (ha solo consigliato) di tagliare le spese della Difesa.