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J.Edgar

12 January 2012versione stampabile

Il problema di J.Edgar è che manca l’America. L’osservazione è paradossale, ma veritiera. Raccontare la storia del fondatore dell’ F.B.I. a capo per circa 50 anni del Federal Bureau passando attraverso 8 presidenti e tre guerre, compresa quella contro il comunismo, presuppone la presenza di un contesto epocale molto dettagliato. Nel film di Clint Eastwood tutto questo non c’è. Purtroppo. Difficilmente occhi di ghiaccio sbaglia un film e forse è un po’ supponente definire J.Edgar un film sbagliato. Anche perchè in un’opera di Eastwood c’è sempre qualche motivo di interesse o di curiosità, ma in questo caso sembra che qualcosa gli sia sfuggito di mano. Autocensura? Troppa carne al fuoco? Timore di critiche o di minare un’istituzione intoccabile degli Stati Uniti? Strano, perchè le critiche sono arrivate, l’F.B.I. ha comunque avuto da ridire, c’è chi lo ha trovato troppo irriverente e chi troppo poco. Un film difficile, in andirivieni tra i primi del ‘900, gli anni ’60 e metà dei ’70. Un continuo saltabeccare tra un Leonardo Di Caprio quasi adulto e uno anziano, imbolsito e decisamente imbruttito. Le sfumature sul carattere e la personalità di J.Edgar Hoover sono infinite, troppe. Severo, prepotente, razzista e anti comunista con ogni mezzo; prevaricato da una madre rigidissima (Judi Dench) e con una segreteria efficientissima, servile e trattata con accodiscendenza (Naomi Watts). E poi l’aspetto più coraggioso da raccontare ridotto a qualche illazione ambigua: la presunta omosessualita di Hoover, con quel sentimento bruciante nei confronti del suo assistente più valido Clyde Tolson (Armie Hammer). Tra l’altro c’è un particolare non indifferente: la scelta di chiamare Dustin Lance Black a sceneggiare questa storia, il bravo scrivano di Milk, il film di Gus Van Sant dedicato ai movimenti gay della San Francisco anni ’70, dove il vento di liberazione e di emancipazione era fortissimo, anche in politica. Di J.Edgar resta la ricostruzione perfetta delle due epoche, soprattutto quella della prima fase storica, con la nascita dell’F.B.I., simile a quella di Changeling. Ma della grinta sovversiva nei confronti della nazione che Clint Eastwood ama più di ogni altra cosa, sfoderata in film come Gran Torino o Flags of Our Fathers non ce n’è traccia.

One Response to J.Edgar

  1. Aldo Curto

    5 February 2012 at 09:33

    Ieri ho visto Edgar e mi è piaciuto. Ho trovato coraggioso più che autocensorio il taglio dato al film che oggettivamente è vero, lascia fuori 50 anni di storia americana. Qui effettivamente “Occhi di ghiaccio” pare perdere la sua “grinta sovversiva”, a favore però di una profondità e di una equidistanza nel tratteggio psicologico dei personaggi che sono anche lo sfondo storico del film,sostituendo un’analisi più dettagliata dei grandi eventi dell’America dagli anni venti ai settanta, che forse non è stato ritenuto necessario esporre.
    Credo che in questo caso la scelta di dare un respiro meno ampio sia stata molto efficace,e forse è questa la vera rottura del film. Personalmente entrando ero convinto di vedere un altro film, ma uscendo sono uscito contento di ciò che avevo visto.