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Clientele italiane

13 January 2012versione stampabile

Antonio Marafioti

Trentasettesimo giorno. Giuseppe Gison, Carmine Rotatore e Oliviero Cassini sono ancora sulla torre faro della stazione Centrale di Milano e, con una determinazione impensabile, continuano a sfidare il freddo meneghino e la Trenitalia. Sono l’orgoglio degli altri ottocento compagni licenziati in tutta Italia lo scorso 11 dicembre. Oggi, dall’alto della torre hanno aperto una conferenza stampa alla quale sono intervenute anche organizzazioni e cittadini solidali. Le attese della vigilia erano le migliori, e le voci che circolavano facevano pensare a uno sblocco della vertenza e alla discesa dei tre lavoratori dal traliccio. «So che vi aspettavate che saremmo stati in mezzo a voi oggi», ha detto dal megafono Rotatore. «Qualcosa si sta muovendo, ma ancora non possiamo dire di più. Stiamo tenendo duro e sappiamo che ne vale la pena. Quotidianamente tanti comuni d’Italia i consigli comunali inseriscono un ordine del giorno sui treni notte e sulla necessità che siano ripristinati. Quello che manca è il parere del presidente della Repubblica. Sollecitiamo Giorgio Napolitano affinché assicuri che i 150 anni dell’unità d’Italia non sia solo una cosa mediatica. Presidente faccia sentire la sua voce».

Fino ad oggi davanti la sede dei lavoratori dell’accompagnamento notturno si sono raccolte ben ottomila firme di cittadini che pretendono il ripristino delle corse e, quindi, la riassunzione dei lavoratori Servirail, ex Wagon lits. Anche gli enti locali hanno preso posizione contro la decisione dell’ad Trenitalia, Mauro Moretti. Le regioni Puglia, Sicilia, Calabria Veneto Molise, le provincie di Milano, Taranto, Brindisi, i comuni di Milano, Napoli, Torino, Bari, Modena, Venezia, Rimini, Termoli, Messina e Taranto. A questi si aggiungono diverse formazioni politiche e organizzazioni civili che dall’inizio della protesta continuano a stare vicino ai licenziati.
«Oggi più di ieri – ha detto Cassini – abbiamo bisogno di tutta la società civile che insieme a noi vuole ripristinare un diritto costituzionale che una mattina hanno deciso di eliminare. Se è vero che questo è un Paese che ha bisogno di coesione sociale allora devono fare un passo indietro». Nel pomeriggio di oggi è atteso un incontro in Regione Lazio fra le parti sociali e gli esponenti dell’amministrazione guidata da Renata Polverini. Il tentativo, molto probabilmente, sarà quello di riprovare la strategia dell’accordo locale per “sistemare” i licenziati laziali. Una soluzione questa, che è già stata bocciata dalla Cgil e Fast ferrovie, ma accettata da Cisl, Uil e Ugl. «Se Cisl e Uil firmeranno in Lazio – ha aggiunto Cassini – vuol dire che si creerà una frattura, ma noi andremo avanti fino a un accordo soddisfacente. E l’unico accordo soddisfacente parte dal ripristino dei treni notte. Come li hanno eliminati in un giorno, così li devono riattivare. È un servizio sociale, è come se chiudessero gli ospedali e mandassero a casa i pazienti».

Per Vincenzo Mazzeo della Cgil la vertenza nata in sordina sarebbe, oggi, vicina a una svolta. Il sindacalista ha anche evidenziato che Moretti affronta un problema di coesione sociale e territoriale con una mentalità imprenditoriale che considera solamente l’attivo dei bilanci aziendali di fine d’anno. «Non si tratta di dare un posto di lavoro qualsiasi, non vogliamo la loro carità, qui c’è in gioco la dignità dei lavoratori e i soldi dei contribuenti. La Regione Lombardia ha cercato di togliere le castagne dal fuoco a Moretti proponendo un assorbimento in aziende fasulle dei 152 lavoratori licenziati». Mazzeo ha puntato il dito contro alcune società che starebbero alla base di un presunto sistema clientelare che correrebbe sullo stesso binario del piano di abolizione dei treni notte avviato lo scorso dicembre. «Vengono concessi appalti a false cooperative o società di qualche amico, formatesi magari una settimana prima, ma a cui Trenitalia destina milioni di euro. Queste formazioni fanno lavorare qualcuno per due o tre mesi, fino a che la società non fallisce, il suo proprietario si arricchisce e il lavoratore torna disoccupato». Lo schema denunciato da Mazzeo alla fine premierebbe gli amici dei potenti e la criminalità organizzata, che di queste aziende ne controllerebbe più di una, e costerebbe alle casse dello Stato centinaia di milioni di euro. Oltre gli appalti, Trenitalia pagherebbe infatti anche i risarcimenti per le cause di lavoro, in quanto responsabile in solido con l’azienda fallita. «Non è vero lavoro – ha concluso Mazzeo – ma un giro affaristico di determinate famiglie, un sistema facilmente gestibile dalla malavita».