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Malvinas-Falkland e il dilemma dei porti sudamericani

13 January 2012versione stampabile

Alessandro Grandi
Da una parte Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, tutti Paesi aderenti al Mercosur, area regionale di libero scambio. Dall’altra un arcipelago, le Malvinas/Falkland, dal 1833 territorio britannico d’oltremare (occupato). In mezzo, le navi che dall’arcipelago partono cariche di prodotti commerciabili. E a vigilare su tutto, il grande occhio della regina d’Inghilterra, Elisabetta II, che mai accetterebbe di negoziare con Buenos Aires una possibile cessione delle isole.
Gli ingredienti per una sana polemica fatta di tira e molla commerciali, storici e politici, ci sono tutti.

Tutto nasce dalle disposizioni dei Paesi sudamericani del blocco Mercosur, decise durante l’ultima riunione dei capi di Stato il 20 dicembre scorso, dove è stato dichiarato che le navi provenienti dall’arcipelago delle Malvinas/Falkland non potessero attraccare nei porti dei Paesi del blocco.

L’inizio di un braccio di ferro con Londra? Possibile, anche perché da oltre cento anni le navi battenti bandiera malvinense attraccano regolarmente e senza alcun problema nei porti dei Paesi Mercosur.

Qualcosa è ovviamente cambiato nei rapporti diplomatici fra il Mercosur e la Gran Bretagna. Di sicuro l’unione degli Stati del blocco ha una linea comune: quella di far dimenticare qualsiasi pregresso riguardante il periodo coloniale. Ribadire che i Paesi del Sudamerica, oggi, sono liberi e fare in modo che Buenos Aires possa riaffermare il suo diritto sulle isole (che da sempre ritiene suo territorio).

D’altronde gli interessi intorno al piccolo arcipelago sono enormi. Quantità importanti di petrolio e gas naturale sarebbero state rilevate nel sottosuolo al largo delle isole.

Londra, però, considera la decisione come un vero e proprio blocco economico e tentativo di isolamento delle popolazioni dell’arcipelago, tanto che nei giorni scorsi il primo ministro David Cameron, ha categoricamente escluso qualsiasi tipo di negoziato sulla sovranità britannica delle isole. Tutto questo senza dimenticare che a Londra conviene (e tanto), mantenere buoni rapporti con i governi dell’area. Più dura la reazione del ministro degli Esteri del Commonwealth, Jeremy Browne, che ha accusato i Paesi Mercosur e in particolar modo l’Argentina di essere “irresponsabili”.

“E’ una situazione inaccettabile. I Paesi devono prendere una decisione responsabile. Non esiste una giustificazione legale, morale o politica alle intimidazioni contro la popolazione dell’arcipelago”, ha detto Browne.

Intanto, secondo quanto si è potuto apprendere dalla pagine del Daily Telegraph il governo britannico con l’aiuto della Royal Navy avrebbe pensato di far partire dalle coste britanniche un sottomarino nucleare per “difendere con tutti i mezzi a sua disposizione, anche quelli militari, la britannicità delle isole”.

La partita è aperta e durerà molti tempi.