home » blog » Guinea Bissau: l’avamposto africano del narcotraffico

Guinea Bissau: l’avamposto africano del narcotraffico

16 January 2012versione stampabile

Uno spicchio di terra di 136mila metri quadrati, abitato – più o meno – quanto il Comune di Milano (1,5 milioni di persone). Un groviglio di isole semidisabitate e mangrovie, schiacciato tra il Senegal e la Guinea Conakry. Si chiama Guinea Bissau ed è il più importante snodo per il traffico di stupefacenti tra la Colombia e l’Europa. Ex colonia portoghese, il Paese è stato scelto dai narcotrafficanti sudamericani come avamposto africano. È qui che si incontrano terroristi di al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) con miliziani di Hezbollah e narcotrafficanti messicani. Secondo il quotidiano britannico Guardian, nel 2008 sulle coste del Paese sbarcava almeno una tonnellata di cocaina al giorno. Tutta proveniente dalla Colombia.

La Guinea Bissau è un porto delle nebbie, dove i narcotrafficanti nascondono enormi quantità di polvere bianca senza che le autorità muovano un dito. Nel 2011, Narcoleaks ha registrato solo un sequestro da 3 kg. Eppure secondo le stesse stime del Dipartimento antidroga dell’Onu circa 20 tonnellate di coca all’anno fanno scalo nell’hub africano, dirette in Europa. Ovvio, in un Paese dove non esistono carceri e la polizia è costretta a utilizzare i taxi per trasportare gli arrestati nelle stazioni più vicine (hanno solo due mezzi a disposizione), i narcos hanno vita facile. Nell’arcipelago di Bijagos, il gruppo di isole più vicino all’America Latina, tra la vegetazione della foresta pluviale si possono scorgere strisce di cemento utilizzate come piste per piccoli aerei. Non ne fanno uso i turisti e men che meno i locali: sono piste d’atterraggio per i carichi di droga sudamericana.

Nel dicembre 2010 19 funzionari del ministero della Difesa sono stati arrestati per spaccio di cocaina. Peccato che la direttrice della polizia giudiziaria della Guinea Bissau, Lucinda Gomes Barbosa Ahukarlé, il 15 maggio 2011 lascia l’incarico. Troppe le minacce a cui era continuamente sottoposta. E se le forze dell’ordine sono così permeabili alle infiltrazioni dei cartelli colombiani, allora anche la politica locale non è da meno.

http://www.youtube.com/watch?v=M22ib5GBkFk&feature=player_embedded

Dal 2009, alla guida del Paese c’era Malam Bacai Sanhà, un omone grande e grosso di 64 anni, ex militante del Partito africano per l’indipendenza della Guinea e di Capo Verde (Pagic), il contingente di guerriglieri che liberò lo Stato africano dall’occupazione portoghese, nel 1973. Sanhà è morto il 9 gennaio 2012, a Parigi, stroncato da un attacco di cuore

La Guinea Bissau ha una storia tartassata di tentativi di colpo di stato. Il presidente precedente, Nino Vieira, è stato ucciso da un commando nell’aprile 2009. Alcuni sostengono che dietro l’omicidio ci sia la mano dei narcos sudamericani.

La morte di Malam Bacai Sanhà ora lascia il posto a un nuovo conflitto interno: da una parte l’esercito, la lobby più potente del Paese, guidato dal comandante Antonio Indija. Sono loro i più collusi con i cartelli della droga. Dall’altra, il premier Carlos Gomes jr, forte del riconoscimento della comunità internazionale ma spesso incapace di giustificare il denaro che la Comunità europea getta nell’antidroga nel Golfo di Guinea, che non porta mai i risultati attesi. Chi ne trarrà vantaggio, al solito, saranno i trafficanti al di là dell’Oceano.

http://www.youtube.com/watch?v=tyi1K918QCI&feature=related