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Nigeria, schierato l’esercito per fronteggiare proteste contro caro-benzina

16 January 2012versione stampabile

Per la prima volta dallo scoppio delle proteste per l’aumento dei prezzi del carburante, oggi è stato mobilitato l’esercito per presidiare le principali strade e piazze di Lagos e delle altre grandi città della Nigeria. L’impiego delle truppe è da considerarsi una decisione molto rischiosa in un Paese di giovane democrazia e con alle spalle una storia di colpi di Stato.

Nel parco del quartiere di Ojota a Lagos, dove venerdì hanno dimostrato più di 20mila persone, sono stati parcheggiati due mezzi corazzati militari e circa 50 soldati e 50 agenti di sicurezza hanno accerchiato l’area imbracciando dei fucili Kalashnikov e allontanando le persone che cercavano di entrare  nel corteo. Una folla di diverse centinaia di persone si sono riunite a poche centinaia di metri di distanza. “Sono qui perché non vogliono che protestiamo”, ha detto Remi Odutayo, un manifestante di 25 anni. La situazione è al momento piuttosto tesa.

Nella seconda città più grande del Paese, Kano, soldati e polizia hanno chiuso gli ingressi ai luoghi delle manifestazioni.

Stamane Jonathan ha tenuto un discorso televisivo in cui ha dichiarato che le proteste sarebbero state alimentate da “provocatori dalle ambizioni anarchiche”, che avrebbero dirottato i motivi della protesta, inizialmente focalizzata sulla rimozione dei sussidi sul carburante e successivamente orientata contro la corruzione del governo e l’inefficienza della macchina statale. “È ormai chiaro”, ha detto Jonathan, “ che ben altri interessi al di là dell’attuazione della politica di deregolamentazione hanno dirottato la protesta. Questi interessi cercano discordia, anarchia e insicurezza, a scapito della pace pubblica”.

Jonathan ha annunciato, dopo le trattative con i sindacati per scongiurare il prosieguo dello sciopero, di voler abbassare i prezzi della benzina a 97 naira il litro, pari a circa 0,47 euro, ma la concessione potrebbe non essere sufficiente ad arginare la rabbia contro la rimozione dei sussidi che per vent’anni hanno calmierato i prezzi in un Paese ricco di petrolio ma la cui maggioranza della popolazione vive con meno di due euro al giorno. Decine di migliaia di persone hanno manifestato nelle città di tutto il Paese. Il sindacato oggi aveva chiesto ai lavoratori di rimanere a casa.

Lo sciopero è iniziato il 9 gennaio scorso e ha paralizzato la nazione più popolosa dell’Africa.