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La lunga marcia dello yuan

17 January 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Pochi giorni fa è circolata notizia che Pechino aprirà alle vendite allo scoperto. Oggi, Gran Bretagna e Hong Kong annunciano un accordo per far diventare la borsa di Londra il principale centro offshore (cioè fuori dalla Cina) per gli scambi in renminbi cinese (altrimenti detto yuan). Sono notizie che passano quasi inosservate, ma lasciano presagire grandi manovre di cui potrebbe farne le spese l’euro, già indebolito dall’attacco della grande speculazione internazionale contro Eurolandia.

“È un segnale forte, un’evidente ulteriore apertura all’Occidente da parte di Pechino – commenta il trader di Piazza Affari, Niccolò Mancini -. Questo, a pochi giorni dall’indiscrezione sulle vendite allo scoperto che potrebbero sbarcare in Cina. In pratica, Londra diventa il centro offshore degli scambi in yuan, mentre prima avvenivano soprattutto a Hong Kong, cioè praticamente nella Cina stessa.”

Apertura verso Occidente o piuttosto verso il mondo anglosassone? Ricordiamo infatti che Londra si è opposta all’introduzione della Tobin tax in Europa, temendo un ridimensionamento della City come hub finanziario globale. Ed ecco che arrivano gli yuan cinesi. Un caso?
“In effetti – commenta Mancini – potrebbe essere un tentativo di ridurre l’importanza dell’euro sull’asse Pechino-Hong Kong-Londra-Washington, riportando il dollaro, e in parte lo yuan, al centro dei mercati”.

Dollaro e yuan che si alleano contro l’euro? “Il dato reale – continua il trader – è che l’euro, a causa della debolezza della leadership continentale e dei singoli Paesi, è sotto pressione. Quindi i cinesi potrebbero essere interessati ad avere come referente il mondo anglosassone, puntando a scavalcare l’euro e a far diventare lo yuan seconda moneta di scambio dopo il dollaro”.

A questo proposito va per esempio ricordato che Cina e Giappone hanno recentemente deciso di effettuare gli scambi bilaterali utilizzando le rispettive valute. Dove finirà la marcia dello yuan? Si intravede forse il tentativo di sostituire il dollaro come valuta di scambio globale?
“In prospettiva sicuramente – sostiene Mancini – nell’immediato no. Per farlo i cinesi dovrebbero lasciar fluttuare la propria moneta in base ai mercati e al momento non sembrano troppo intenzionati a farlo. Qualche mese fa hanno ampliato la fascia di oscillazione dello yuan, ma non hanno mai mollato il controllo.
Quindi Credo che gradualmente si vada verso una leadership assoluta dei Bric [i “Paesi emergenti” Brasile, Russia, India, Cina, ndr] e che ora i cinesi cerchino, con lo sbarco a Londra, di penetrare nel mondo anglosassone.
È evidente che questa operazione si collega all’apertura nei confronti delle vendite allo scoperto. Economicamente sono già forti, adesso cercano di coniugare l’andamento finanziario a quello economico. Per cui credo che prima o poi introdurranno anche i derivati. All’inizio gradualmente, come strumenti di copertura, come è successo qui. Poi chissà. Bisognerà stare a vedere se Pechino, a differenza dell’Occidente, riuscirà a mantenere una qualche forma di controllo”.