home » blog » Il codice violato da Schettino e i cerchi d’albero concentrici

Il codice violato da Schettino e i cerchi d’albero concentrici

18 January 2012versione stampabile

Normalità ed eroismo, coraggio e pavidità, generosità e grettezza. In sostanza, i buoni e i cattivi. Nella potente metafora di Schettino/De Falco, ironia della sorte, c’è anche un cognome diminutivo e un opposto che vola alto. Il destino, come sempre, è beffardo.

Funziona a meraviglia la gogna mediatica, al di là delle penne al veleno: fate mente locale delle ultime 48 ore. Vi sarà capitato di parlare dell’infame Schettino, o no?

 *  *  *

C’è finito anche Sarkozy sulla prua della nave che affonda. Il paragone di Plantu, vignettista di le Monde, lo ritrae mentre la nave affonda, colpita dagli scogli del rating avverso. Il suo ‘inchino’ alla grandeur dello specchio della matrigna di Biancaneve (“sei tu il più bello dell’Euroreame) finisce a scogli, la barca affonda. Ma, al contrario di Schettino il presidente si immola nel naufragio del bastimento contro la tripla A.

 *  *  *

La notizia ha fatto il giro del mondo. Interessanti le traduzioni del ‘Torni a bordo, cazzo!”(‘damn it), la celebre sentenza del De Falco, ormai un beniamino di tutti noi, per il quale la stessa moglie ha avuto maniera di dire poche frasi che racchiudono una grande verità: è la normalità di chi fa il proprio lavoro con passione. Tradotto nell’italietta post avanspettacolo: un eroe. Siamo nel regno di Enfasi, per i poveri lettori e internauti bombardati c’è bisogno di buoni sentimenti e comportamenti etici virtuosi. Guardatevi intorno: se conoscete dieci persone a testa che svolgano in onestà e con passione il proprio lavoro andate a stringere loro la mano.

 *  *  *

La letteratura è tornata ‘a galla’ immediatamente: un naufragio è immagine troppo potente come metafora e come immagine di un territorio selvaggio e cangiante come quello liquido/fluttuante. Dai capitani coraggiosi, alla ricostruzione storica del ‘prima le donne e i bambini’, la parola chiave è: codice. Il codice di chi va in mare. Il lupo di mare, il comandante di vascello, addirittura i Pirati del temibile Sandokan, tutti avevano un codice da rispettare.

Codice, dal latino codex viene a sua volta da un etimo che divarica fra cauda e caulis, dal significato, rispettivamente, di ramo o sporgenza oppure di stelo, gambo. I Romani scrivevano con lo stilo su tavolette spalmate di cera e l’insieme delle tavolette formava come delle specie di tronchi, assimilati a quelli di un albero che veniva denoiminato Codex, appunto (o a caudex, ma il significato non varia).

Il codice indica stratificazione, raccolta. Un senso antico di regole che si accumulano e che diventano, quasi per spessore – mi si passi l’immagine-, eredità inderogabile e di assoluta e stretta osservanza. Ecco perché contravvenire, non importa in nome di cosa, a quella raccolta simile a cerchi d’albero concentrici provoca la disapprovazione sociale, la gogna, la richiesta di una punizione. Specie quando il fatto è particolarmente drammatico e/o odioso.

Sempre che il potere della parola, chi scrive ci crede, racchiuda in sé una magia quasi impensabile che vive anche nell’ignoranza della sua genesi. Come se la forza primitiva e primordiale da cui è gemmato il singolo vocabolo si sprigioni a livello inconscio, fino alla razionalità del significato stesso di un termine.

Un codice che viene infranto, che ha la stessa radice -frangere del naufragio, che è la nave che si infrange contro qualche cosa. Un codice violato, verbo che contiene quel prefisso di vis, la forza, la violenza, che si è scatenata e diffusa – amplificata- di fronte a una comunità in pericolo e un individuo incapace di adempiere al suo codice.