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Italia, la scuola senza sostegno

18 January 2012versione stampabile

Luca Galassi

Anno nuovo, ministro nuovo. Come nuovo è anche l’osservatorio sull’integrazione scolastica, insediato due settimane fa a Roma dal ministro per l’istruzione Francesco Profumo. All’incontro hanno preso parte le dieci associazioni più rappresentative delle persone con disabilità. Aumentano le presenze di portatori di disabilità nella scuola, ma i problemi restano gli stessi. Secondo una previsione del mensile ‘Tuttoscuola’, dagli attuali 191mila disabili nelle scuole italiane, si arrivera a 195mila (dieci anni fa erano 116mila). Le iscrizioni scadono infatti il 20 febbraio, e per chi comincerà elementari, medie e superiori, si potranno svolgere le pratiche on-line – salvo ingorghi – in un apposito servizio web attivato dal ministero dell’Istruzione.

Dovranno essere nominati 97mila docenti di sostegno, dei quali diverse centinaia per effetto di sentenze del Tar. La Corte costituzionale ha infatti stabilito due anni fa il diritto degli alunni al sostegno in caso di necessità (e non secondo la proporzione della Finanziaria 2008, mai raggiunta, del 70 percento dei posti di sostegno ‘stabili’). Accade così che si dovrà fare nuovamente ricorso alla ‘deroga’, ovvero a posti da assegnare a docenti precari. I posti fissi – secondo Tuttoscuola – rappresentano il 64,6 percento del totale, quelli aggiuntivi il resto. Una situazione che da anni è in attesa di stabilizzazione. E sono gli stessi criteri di ‘stabilizzazione’ a far discutere.

Grande agitazione ha provocato nei giorni scorsi un bando indetto dall’Agenzia per lo sviluppo e l’autonomia scolastica (Ansas), ente ministeriale preposto alla formazione e all’aggiornamento professionale, con il quale si prevedeva una selezione per tutor destinati a formare il personale docente in esubero da ricollocare sul posto di sostegno. Il timore era che formatori avviassero alla conoscenza delle diverse disabilità i colleghi in una giusta cornice di ‘riconversione professionale’, ma senza considerare che gli insegnanti di sostengo sono tali perché specializzati, formati attraverso un percorso universitario, con esami di didattica speciale e supportati da numerosi laboratori applicativi e da un compiuto percorso di tirocinio.

L’Anief, sindacato tra i più attenti ai problemi della formazione dei docenti e della precarietà nella scuola, aveva preso una dura posizione contro l’iniziativa dell’Ansas il 30 dicembre. L’ente ha revocato in autotutela il bando il 5 gennaio. “Anziché ipotizzare nuovi modelli per la formazione degli insegnanti di sostegno – spiega il sindacato – il Miur farebbe bene ad attivarsi per formare gli insegnanti sui disturbi specifici di apprendimento, ad un anno dall’approvazione della legge n. 170 dell’8 ottobre 2010, e per fare attivare dai direttori scolastici regionali tutti i posti in deroga senza discriminare o penalizzare gli alunni con handicap meno gravi nell’assegnazione delle ore. Temi che devono essere posti con forza e risolti all’Osservatorio permanente per l’integrazione scolastica”.