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Colombia, parole e pace

19 January 2012versione stampabile

Stella Spinelli

In Colombia ultimamente sembra esserci una corsa a chi pronuncia per primo la parola pace. Eppure restano ancora tutte chiacchiere e il conflitto continua, aspro e cruento.

Martedì a tornare a battere sul ferro della riconciliazione è stata la ex senatrice Piedad Cordoba, presidente della organizzazione Colombianas y Colombianos por la Paz. Rivolgendosi al Governo e ai due gruppi guerriglieri, Forze armate rivoluzionarie della Colombia ed Esercito di liberazione nazionale, ha chiesto un cessate-il-fuoco di novanta giorni e una conseguente zona di distensione dove poter riunire i rappresentanti delle parti in lotta e iniziare a incamminarsi sulla via del dialogo. Un appello a cui gli interpellati hanno istantaneamente risposto.

Farc ed Eln è da giorni che si dicono disponibili a valutare la proposta della fidata Cordoba, che in più di un’occasione si è dimostrata leale e realmente intenzionata a tessere fra le parti un dialogo costruttivo. E Santos non è stato di meno, invitando però i nemici di sempre a mettere in atto iniziative concrete senza limitarsi alle parole. Soliti botta e risposta, dunque, tipici di due contendenti che non si fidano l’uno dell’altro e che hanno, appunto, bisogno di trovare una parte terza che dia le garanzie che mancano anche solo per pensarlo un dialogo di pace.

“Coloro che vorranno reinserirsi nella vita civile potranno farlo. Lo Stato è disposto a aprire la porta a un possibile dialogo, sempre quando questo dialogo sarà possibile. E finora non lo è stato – ha infatti ribattuto Santos -. Non abbiamo visto nessuna valida dimostrazione che loro realmente vogliono un accordo. Nel frattempo la guerra resta aperta”. Stessi toni, dunque, con una leggera sfumatura: è la prima volta che dalla bocca di Santos escono parole quali dialogo e disponibilità. Ma è ancora presto per sapere se non sia un caso.

Intanto, a ribadire quanto il popolo colombiano aneli alla fine del conflitto è Lázaro Vivero, ex commissario di Pace ai tempo dell’unico vero tentativo di tavola rotonda, quella di San Vicente del Caguán che naufragò nel febbraio 2002. “I colombiani cercano il cammino alla riconciliazione, alla pace e allo sviluppo economico – ha raccontato a Telesur -. La gente è stanca di sentir parlare sempre delle stesse cose senza vederle realizzare mai e molti sperano che Santos designi un funzionario che si occupi di avvicinarsi finalmente alla pace. La richiesta di Colombianas y Colombianos por la paz è espressione dell’anelito di tutto il popolo che aspira a vedere finire una volta per tutte questa spirale di violenza in cui da sempre viviamo”.