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I cani dei marmi

25 January 2012versione stampabile

«Il cimitero di Praga» di Umberto Eco è da settimane ai primi posti in classifica in Brasile. Non l’ho letto, non so se lo farò, però ho letto un paio di lunghe interviste a Eco sui giornali brasiliani e l’argomento del romanzo mi ha incuriosito: la falsificazione. Dagli articoli che avevo letto in Italia non l’avevo capito, non so perché.
In uno dei due servizi, molto lungo e ben fatto, Eco dice una cosa che mi colpisce e cioé che ciò che caratterizza le forme di linguaggio umane è la possibilità di mentire. Dice: «Un cane non mente mai. Quando abbaia c’è qualcuno là fuori: non è mai successo che un cane abbai per farci credere che qualcuno è là fuori senza che ci sia – l’uomo invece sì».

Ebbene, non distante da dove mi trovo c’è un lungo viale molto trafficato: uno di questi desolati e polverosi viali di San Paolo che in una delle nostre città farebbero pensare all’estrema periferia, mentre a San Paolo si trovano non distanti dal centro. Sembra un viale che porta fuori città, ma non lo è. La città continua per chilometri, non finisce mai: si prova a immaginare una forma, un disegno, ma non ci sono. La città non è un progetto, è una necessità: è stata forgiata dall’accumularsi di gente, dall’accumulo di storie, di viaggi, di fughe. Non si è badato all’estetica, si è badato all’urgenza e alla fame: per questo San Paolo è così brutta e così vitale.

Sul viale le auto corrono, i camion, gli autobus, anche di notte. Anche di notte si alza la polvere e l’asfalto scadente trema. Alle spalle della fermata dell’autobus dove sto in attesa, c’è un grande laboratorio che lavora il marmi. I fogli di marmo e granito sono esposti all’aperto. I marmisti lavorano sotto una tettoia: segano i fogli di marmo e alzano altra polvere. Quando chiude, nel tardo pomeriggio, a guardia del laboratorio restano due cani, uno nero e uno color caffelatte. Infilano il muso nella rete e osservano il viale, il traffico. Sono completamente inadatti a fare la guardia: si lasciano accarezzare il naso nero, un po’ impolverato anche quello.
Voi direte: ok, ma cosa c’entra Umberto Eco?
Spesso, di notte, nel silenzio, dal letto, li si sente abbaiare. Ci sono molti cani chiusi dietro i cancelli delle case di San Paolo, e di questa via: ma io so che quelli che sento abbaiare di notte sono i cani del marmo. E una di queste notti ho ripensato all’intervista.
Ho pensato a questi cani che, nel silenzio della notte, stanno dicendo la verità, gridano la verità, la ululano. Sanno che nessuno li ascolta?
Non lo so. Eppure continuano a dire la verità, nella notte, a nessuno e insieme a tutti. Mi è parso, nell’insonnia, un bell’auspicio. Anzi: qualcosa da ascoltare.