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Milano. Uno scippo drammatico, una visione di classe, e la becera propaganda

26 January 2012versione stampabile

La signora Alessandra Galdabini è stata scippata ieri a Milano. Era in bici, due persone su un motorino le hanno rubato la borsetta. Nello scippo la donna è caduta ed è stata trascinata. Ha battuto la testa, ora è in coma.
Due titoli sulla vicenda spiccano oggi sui quotidiani on line di Repubblica e de Il Giornale.

Repubblica: “Milano, imprenditrice in coma ‘travolta’ in bici dopo lo scippo in pieno centro”

Il Giornale: “Ancora sangue a Milano: in fin di vita per uno scippo”

Repubblica mette l’accento sul lavoro della vittima. Non è più una donna, ma una imprenditrice – forse perché nell’articolo si precisa che è piuttosto nota-. Con rispetto per la signora, ma se fosse stata una disoccupata? Avrebbero scritto, disoccupata travolta?
Lo scippo è avvenuto ‘in pieno centro’. Di per sé sarebbe la giusta collocazione geografica per dare idea di dove sia avvenuto il fatto, anche per chi non conosce Milano. A essere maliziosi, però, non può sfuggire un certo richiamo alla pericolosità sociale dello scippo, visto che avviene, addirittura, in pieno centro. E se avviene in centro, figurarsi cosa dovrebbe essere la periferia.

Il Giornale ci mette la salsa della politica avversa al sindaco arancione. “Ancora sangue a Milano” è un titolo da film poliziesco degli anni ’70. Richiama più una sparatoria che un tragico epilogo di uno scippo. Ma anche, siamo ancora maliziosi, un senso di insicurezza nella città, ora governata da Giuliano Pisapia e non più dagli sceriffi De Corato/La Russa/Moratti.

Innocenti articoli che scorrono sulle pagine on line, dove i nostri occhi vanno veloci. Ma le parole, statene certi, si fermano nelle nostre teste. La goccia che scava, come sapevano autorevoli criminali della propaganda. Semmai si può discutere se vi sia intenzione o scarsa cura. La seconda ipotesi è ancora più drammatica, giornalisticamente parlando.
Alla signora Galdabini vanno i nostri migliori auguri e auspici per una pronta guarigione. Così come è ovviamente non è in questione il dovere di punire, secondo legge, i colpevoli.