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Vita da stagisti

26 January 2012versione stampabile

Jazz Café, Camden. 24 gennaio 2012

 

Era una tipica mattina grigiolondra come quelle che durano praticamente tutto novembre ed era anche il mio primo giorno da stagista. Una pioggerellina leggera e costante mi aveva fatto compagnia fino alla stazione metro che di lì a otto fermate e svariati cambi mi avrebbe recapitato a Kensington, dove svetta il luccicante palazzo di Northcliffe House.

«Un edificio importante», come lo ha definito un vecchio impiccione e un po’ pazzo incrociandomi per la strada e puntando il dito al mio cartellino orgogliosamente pinzato alla tasca della camicia. E in effetti aveva ragione, è un edificio elegante e supermoderno che ospita la redazione di tre grandi giornali inglesi. Il “mio” – perché era così che le mie ingenue, patetiche manie di grandezza me lo facevano percepire – era il The Independent.

Ma non basta Londra, Berlino o New York per scongiurare il consueto presagio: “sarò l’addetto alle cialde?”. Dopotutto, specie noi italiani, ne abbiamo sentite troppe perché siano solamente leggende metropolitane: parlo delle storie dello stagista, quella figura coreografica che da dieci anni a questa parte è andata popolando uffici pubblici e privati, aziende, studi professionali, redazioni, navicelle spaziali, tappezzerie e giostrine.

Nei casi meno felici, che sono anche quelli più ricorrenti, manodopera di poche pretese e di largo consumo. Giovane, ultraqualificata, veloce e versatile. Che alternative, per adesso, non ne ha. Se non provare a credere nella promessa “formativa” di un percorso post-laurea, post-lauree e perfino post-master, che qualcosa, in cambio del nostro tempo a costo zero, dovrebbe pur insegnarcela.

Intanto, pian piano, l’ingranaggio si consolida e auto-perpetua, risucchiandoci in un gigantesco, perverso effetto domino. Perché come in ogni mercato che si rispetti – e quello del precariato si accinge a diventare uno dei più competitivi – quando l’offerta supera la domanda, la prima si svaluta progressivamente. Da cui le storie più inquietanti. «Perché pagare il tuo lavoro se c’è sempre qualcuno pronto a svolgerlo gratis?» E poco conta se «Io, intanto, avrei imparato questo e quello…» perché in ogni caso «Anche il prossimo imparerà. Imparano tutti».

Durante la mia “editorial experience” al The Independent, non ho fatto neanche un caffè. D’accordo, mi è toccato qualche Christmas Pudding, ma si avvicinava il Natale e per il supplemento di Food&Drink era davvero importante che i budini li fotografassimo per tempo. Un’esperienza bizzarra ma gratificante, anche se solo brevemente. Due settimane e non un giorno in più. Perché qui è così che funziona, altrimenti: «We can’t keep you unpaid» (Non possiamo trattenerti senza uno stipendio).

Un insolito decoro che stona con l’immagine delle fabbriche di tirocinanti a tempo – Penso, mentre soffio sul mio caffè annacquato ma fumante – Che vivono della manodopera a breve termine degli stagisti e del loro continuo e pronto ricambio – Ne assaggio un sorso – E chissà in quanti si sono trovati in balia della disorganizzazione più completa e si sono sentiti mortificati da quell’inerzia, dopo tanta fatica – Manca un po’ di zucchero.

4 Responses to Vita da stagisti

  1. NINNI

    26 January 2012 at 12:54

    BEH..DATO CHE AL MOMENTO SVOLGO UN TIROCINIO PRESSO UN UFFICCIO PUBBLICO…POSSO CONFERMARE IL CONTENUTO DI QUESTO ARTICOLO..SCRITTO CON ELEGANZA…MA CHE ARRIVA AL SODO…
    E’ UNA INIUSTIZIA!
    BRAVA CARLOTTA!

  2. Aunt Piera

    26 January 2012 at 13:27

    La mia esperienza come tirocinante è stata molto positiva e gratificante e mi ha portato a nuove opportunità lavorative… ma sono solo una tra i pochissimi privilegiati sopravvissuti all’ oscuro mercato dello stagismo… tutti noi dovremmo ribellarci a questa nuova forma di sfruttamento… non c’è più etica! grazie, bellissimo articolo!!

  3. DANILO

    26 January 2012 at 13:40

    …per descrivere in pochi minuti e con ironia una realtà fatta di aspettative, emozioni, speranze e rimpianti occorre avere talento…per questo ti consiglio di continuare su questa strada con orgoglio…quando il proprio tempo viene impegnato per coltivarlo non è mai sprecato, anche se vederlo scorrere mentre i sacrifici non vengono ripagati non è mai gratificante…buona giornata…

  4. Marisol

    26 January 2012 at 21:30

    perfetto