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Colombia, Farc: ‘Ecco i nomi di chi libereremo’

27 January 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Con un comunicato letto da Iván Márquez, esponente del segretariato dello Stato Maggiore delle Farc, e ripreso in un video, il gruppo guerrigliero più longevo al mondo ha annunciato i nomi dei sei prigionieri che saranno liberati quale gesto di buona volontà verso uno scambio umanitario, e magari un dialogo di pace. Esplicito, infatti, il riferimento di Márquez all’appello di Piedad Cordoba, la ex senatrice presidente di Colombianas y Colombianos por la paz, che ha chiesto un segnale di apertura a tutte le parti in guerra.

Si tratta di “prisoneros de guerra”, visto che sono tutti soldati o poliziotti, alcuni catturati anche 14 anni fa e da allora costretti in cattività nella selva. Luis Alfonso Beltrán Blanco, catturato in combattimento il 2 marzo 1998, il sergente César Augusto Laso Monsalve, catturato in combattimento il 1 novembre 1998, il sovrintendente Carlos José Duarte, catturato in combattimento il 2 luglio 1999. Questi nomi si vanno a sommare agli altri tre già annunciati nel comunicato Farc del 27 dicembre: i sovrintendenti della polizia nazionale, Jorge Trujillo Solarte e Jorge Humberto Romero, e il capitano José Libardo Forero Carrero.

Nel medesimo comunicato, le Farc precisano che stanno aspettando la divulgazione dei Protocolli di Sicurezza e le prime mosse della Commissione internazionale che dovrà constatare le condizioni disumane di centinaia di prigionieri di guerra, prigionieri politici e prigionieri sociali, rinchiusi nelle carceri dello Stato.

I protocolli sono indispensabili per garantire la riuscita delle liberazioni unilaterali, visto che in passato più di una volta il governo ha approfittato di questa apertura della guerriglia per sferrare attacchi a sorpresa e liberare militarmente prigionieri già sulla via della liberazione. Questo tipo di blitz ha anche provocato la morte dei prigionieri, com’è accaduto a quattro militari lo scorso 26 novembre nel Caquetá. “I familiari dei prigionieri di guerra – precisa Márquez – vogliono che i loro cari tornino a casa vivi, e non in bara, come invece sembra volere il governo quando mette il riscatto militare davanti a ogni diritto internazionale umanitario”.

E altrettanto indispensabile è anche la Commissione Internazionale. In un carcere di massima sicurezza è appena morto il guerrigliero Franklin Morales e nessuna indagine è in corso per capirne le ragioni. “E’ ora di mettere fine alla violenza contro la dignità umana tipica delle carceri statali – annuncia Márquez – di dire basta alla tortura fisica e psicologica, all’isolamento, alla negazione di assistenza medica, alla scarsità di cibo e acqua. E’ l’ora di ristabilire anche il diritto alla difesa giuridica e alle garanzie processuali”.

Il video delle Farc