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Senegal, manifestanti in piazza contro la candidatura di Wade

27 January 2012versione stampabile

Cresce la tensione nella capitale del Senegal, in attesa che la Corte costituzionale oggi pronunci la sua decisione sulla validità delle candidature per le elezioni presidenziali del prossimo 26 febbraio.  Oggi a Dakar i partiti di opposizione, le organizzazione di difesa dei diritti umani e gruppi di cittadini che si riuniscono sotto la sigla M23, Movimento del 23 giugno, tra cui molti giovani, hanno manifestato nella centrale piazza dell’Obelisco, sfidando il divieto di scendere in piazza stabilito mercoledì dal ministero dell’Interno.

Il divieto di proteste di piazza in tutto il Paese riguarda i giorni tra oggi e il 30 gennaio ed è stato emesso, riferisce il ministero, “per ragioni di sicurezza”. Secondo M23 si tratta di una palese “violazione delle libertà fondamentali dei cittadini garantite dalla costituzione” e pertanto il movimento ha invitato il popolo senegalese a “una resistenza attiva”.

I manifestanti vogliono esprimere la loro contrarietà alla candidatura, ritenuta anticostituzionale, del presidente uscente, Abdoulaye Wade, di 85 anni, che detiene il governo del Paese dal 2000. Wade ha presentato infatti la candidatura per il suo terzo mandato, malgrado la promessa, dimenticata, di ritirarsi dalla politica e nonostante il dibattito sulla legalità di una nuova candidatura.

Ieri sera si sono chiuse le candidature. Oggi la Corte costituzionale pubblicherà la lista dei candidati conformi alle norme elettorali. Da ieri è anche operativa nel Paese la missione di osservazione elettorale dell’Unione europea, la prima mai inviata a Dakar, per monitorare le presidenziali. 90 agenti sono incaricati di verificare il corretto svolgimento della campagna e delle operazioni di voto. A monitorare il voto saranno presenti anche gli osservatori della Comunità economica dell’Africa occidentale (Cedeao).

Il provvedimento restrittivo del governo sulle manifestazioni ha ricevuto le critiche anche della Francia, che, attraverso il ministero degli Esteri, ha esortato che “la libertà di espressione e di protesta venga assicurata su tutto il territorio e che la volontà del popolo venga rispettata”.

I leader del movimento M23 fondano la loro opposizione alla candidatura di Wade sulla costituzione, la cui lettura però divide i giuristi, che non concordano sul ritenere se la vittoria elettorale di Wade del 2007 costituisse il primo o il secondo mandato, dopo il referendum costituzionale del gennaio 2001. Mercoledì Wade, in occasione dell’inaugurazione del cantiere per la costruzione di un monumento per le vittime della più grande tragedia marittima del Senegal, che nel 2002 causò 1863 morti, ha dichiarato che, secondo la Costituzione, “posso legalmente presentarmi anche nel 2019 poiché la mia vittoria nel 2012 rappresenterebbe il mio primo mandato sulla base del nuovo testo approvato nel 2008”. Lo riferisce l’agenzia di stampa senegalese Aps. Per il presidente uscente, “tutta questa agitazione sul tema dell’illegalità della mia candidatura non è altro che la paura (dei candidati di opposizione, ndr) di essere sconfitti da me”.