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30 January 2012versione stampabile

La musica indipendente, quella che tutto il mondo abbrevia in Indie, è tanto bella, creativa, forte, quanto, per la stragrande maggioranza dei suoi artisti, destinata a rimanere in un cono d’ombra. La offuscano le Major con album di lusso e mastodontici tour in concerto; la penalizzano, salvo rari casi, i negozi, che alla Indie dedicano sciatti scaffali. Qualcuno è riuscito a farsi strada, vedi Putumayo e Rough Guide. Per quasi tutti gli altri, etichette e distributori, la vita si fa sempre più dura. Certo gli acquisti on line aiutano, però non basta. E dunque, ovunque sia possibile, la musica Indie va fatta conoscere. Anche con questa rubrica, da oggi ospitata sul sito di E. Ogni settimana troverete album legati da un filo conduttore, le indicazioni per ascoltare in streaming alcuni brani, il sito del distributore italiano dove acquistare i cd. Attendo commenti, considerazioni, opinioni e confronti. Ascoltate numerosi.

Le stagioni degli Ex e l’euforia dell’Alabastro

Cominciamo dall’Italia, e da quattro lavori di gruppo freschi di uscita. Si intitola Primavera, autunno, inverno la seconda fatica de Gli Ex dopo Canzoni della penombra (2009). Due chitarre, basso e batteria Made in Romagna, navigano in libertà inventiva, incrociando sulle loro rotte il desert blues e il rock, arrembando con morbidezza il reggae, misurandosi con lo swing, gonfiando le vele con citazioni d’epoca. Ma perché manca l’estate? Il motivo, semplicissimo, lo si scopre ascoltando la title track. L’estate c’è, eccome, nel racconto Summertime, firmato da Valerio Corzani, bassista del gruppo e colonna della redazione musicale di Radio3 Rai, che apre il booklet. L’ascolto delle undici tracce sortisce l’effetto quasi immediato di stampare nella testa brani quali Vedo non vedo, Io vado a Sud, È così che mi va. Ma ciò non deve indurre a pensare che gli Ex siano ricorsi a strizzatine d’occhio ruffiane. Loro vanno via alla solita maniera: schitarrate avvolgenti, batteria che non accetta ruoli comprimari, incursioni di “rumori”, canto di ruvida dolcezza o venato di ironia.

Forse ironico, di certo appassionato omaggio a settant’anni di musica italiana, è Passepartout, canzoni d’amore, dell’Orchestra Cocò (due uomini alle chitarre e uno al basso e voce). È un piccolo capolavoro di eleganza, costruito partendo da Maria Gilberta (1938, Ernesto Bonino) e completato via via grazie a Tu che mi fai piangere (Trio Lescano), La più bella del mondo (Marino Marini), Winchester Cathedral (Natalino Otto), Wanda (Paolo Conte), due omaggi a Georges Brassens e Tom Waits… Ben lontana dal genere “cover”, l’Orchestra Cocò cucina nella sua pentola sonora spartiti che hanno scandito il ’900 “leggero” tra signorine maliziose e cicisbei, storie d’amore disperate e inni alla più bella del mondo. Risultato? Vi ritroverete a canticchiare Maria Gilberta, anche se all’epoca eravate ancora seduti su una nuvola.

Swing, spolverate di jazz, tocchi di dixie e testi nonsense spesso esilaranti, sono l’impronta della Banda Fratelli. I quattro (chitarra e voce, basso, tastiere, cajon) fanno riferimento a Fred Buscaglione e Renato Carosone, ricordandosi volentieri di Giorgio Gaber. Quel che ci mettono di proprio, ed è tanto, produce brani dal titolo Salsa e Meringhe, Trippa per gatti, In un comò, Buongiorno disse il metronotte, battesimo del primo album della Banda. Assai bravi dal vivo (si cimentano nell’arena di locali dentro e fuori il Piemonte), i giovanotti giocano con le parole e con la musica, vestono di panni nuovi sonorità sempreverdi, intonano Topolino ce l’ha piccolo (brano non incluso nell’album), irridendo il saccente eroe disneyano senza scivolare nel cattivo gusto.

E chiudiamo con una pietra preziosa, l’Alabastro, euforico nell’ultimo album di Arlo Bigazzi, Alabastro euforico, appunto. Arlo, attivo dagli anni ’70, ha un curriculum fitto di opere pregevoli, produzioni e collaborazioni di altissimo livello. Qui, radunando uno stuolo di musicisti amici, tra cui Quartetto Euphoria e Quartiere Tamburi, compie un viaggio nel post punk, nel minimalismo del belga Wim Mertens e della Penguin Café Orchestra, nel repertorio popolare, nel klezmer ebraico targato States. Fiati, corde, tastiere, percussioni danno forma a un corpo perfetto, fatto di brani originali e altrui. Si ascolta meravigliosamente, Alabastro euforico: raffinata immediatezza, meltingpot di note senza altro confine che non sia l’amore per quella musica colta capace di uscire dai recinti elitari.

Info

– Gli Ex. Primavera, autunno, inverno.Nda/Goodfellas

gliexmusic.com, ndanet.it (ascolto e acquisto)

– Orchestra Cocò. Passepartout, canzoni d’amore. Felmay

orchestracoco.it, felmay.it (acquisto). Alcuni brani dell’Orchestra sono disponibili su Youtube

– Banda Fratelli. Buongiorno disse il metronotte. Controrecords/New Model Label

controrecords.com, newmodellabel.com

http://nmlrecords.wordpress.com/artists/banda-fratelli/banda-fratelli-streaming/ (ascolto)

– Arlo Bigazzi e artisti vari. Alabastro euforico. Orientoccidente/Materiali sonori

materialisonori.com (acquisto)

http://soundcloud.com/materialisonori/sets/alabastro-euforico/ (ascolto)

4 Responses to Questo blog

  1. Nicola

    30 January 2012 at 17:05

    Bella questa rubrica.
    Sarebbe interessante se ci fosse anche la possibilità di fare delle segnalazioni…come fare?
    Saluti, N.

    • Luciano Del Sette

      30 January 2012 at 17:54

      Ciao Nicola,
      le mandi a me, Luciano Del Sette, ldelsette@yahoo.it. Diffondi la voce della rubrica, la Indie ha bisogno di tutti noi. Grazie e continua a leggere. La prossima settimana il viaggio con le mappe musicali continua
      Un abbraccio
      Luciano

  2. Alessandro

    31 January 2012 at 12:12

    Caro luciano,
    innanzitutto ti ringrazio per avermi aperto degli interessantissimi link musicali, infatti prima d’ora avevo sempre
    pensato alla musica indie come sostanzialmente a gruppi di tipo rock/pop o rock/blues
    magari con qualche contaminazione reggae o elettronica.
    Invece mi fa molto piacere sentire band che riarrangiano in modo particolare musica leggera, swing e canzone d’autore.
    Detto questo volevo segnalarti anche il link di un gruppo di mia conoscenza, che fa musica che non sono riuscito
    a catalogare in un preciso genere.
    Si tratta di un gruppo di musica strumentale, e quindi hanno ancora meno visibilità anche a livello locale,
    tuttavia hanno fatto un cd che distribuiscono “porta a porta”, nei loro concerti.

    Ecco il link:
    http://www.reverbnation.com/shetavayas

    spero di avere al più presto un tuo parere.
    Un saluto
    Alessandro

    • Nicola

      31 January 2012 at 16:52

      Ciao Alessandro, anche se ti rivolgevi a Luciano, non ho resistito alla curiosità di andare sentire la musica della band da te segnalata. E come spesso accade, ho scoperto delle sonorità oserei dire nuove e vive, tenute in piedi proprio dalle diverse esperienze e sensibilità dei musicisti, bravissimi, che le hanno suonate. Certo, alla base di tutto, a legare tutti gli elementi sonori, personalmente sento il jazz moderno, che in qualche brano affiorare superbo e in altri è in secondo piano, mascherato con altre contaminazioni musicali. Complimenti e grazie per la segnalazione.
      Nicola