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La rivoluzione del clima. Il clima della rivoluzione

2 February 2012versione stampabile

Mentre l’Italia è sotto la neve, la NASA ( National Aeronautics and Space Administration ), l’ente spaziale degli Stati Uniti mette in rete un video di 26 (ventisei) secondi che mostra 131 anni di evoluzione delle temperature sulla terra, dal 1880 al 2011. E’ impressionante perché il riscaldamento climatico emerge ai nostri occhi in modo immediatamente osservabile.


In questo video realizzato dal Laboratorio GISS (Goddard Institute for Space Studies) della NASA, il rosso indica temperature superiori alla media durante il periodo di riferimento che va dal 1950 al 1980, il blu quelle più basse. I dati sono stati rilevati da un migliaio di stazioni meteorologiche sparse nel mondo, da osservazioni satellitari per la temperatura superficiale dei mari e infine da misure effettuate dalla stazione antartica della NASA. Quindi resi omogenei (normalizzati) con tecniche statistiche.

Ma oltre l’immediatezza sensitiva del riscaldamento climatico in video, i ricercatori hanno messo su un grafico i risultati. La curva sperimentale è crescente, mostrando che l’aumento di temperatura si accentua in modo sensibile alla fine degli anni ’70. Per di più nove dei dieci anni più caldi registrati sull’intero periodo, sono collocati verso e nell’ultima decade, mentre il 1998, 2005, 2010 sono i tre anni più caldi dall’inizio delle rilevazioni nel 1880, e il 2011 sta al nono posto (parliamo sempre di temperature medie). In totale l’aumento dal 1880 al 2011 è di 0.51°C.

Insomma la tendenza al riscaldamento globale è evidente, misurabile e misurata su una serie storica abbastanza lunga, 131 anni, e quindi piuttosto affidabile : la terra nell’ultimo secolo assorbe più energia di quanta ne emetta. E il fenomeno secondo i ricercatori della NASA probabilmente si accentuerà nei prossimi anni, anche per una più forte attività del sole, con emissione di radiazioni solari più intense. Quindi per quanto attiene il mutamento climatico, oggi il numero di ricercatori ancora scettici tende rapidamente a zero, tanto che in Italia per esempio Antonino Zichichi, fisico di chiara fama, molto conservatore e fino a non molto tempo fa piuttosto incredulo, ha recentemente parlato a un congresso della SIF (Società Italiana di Fisica) di “possibile olocausto climatico” da evitare. Quel che ancora si discute è se la mutazione climatica in atto sia dovuta all’attività umana, cioè all’immissione nell’atmosfera dei cosidetti gas serra, essenzialmente anidride carbonica CO2, prodotti dalla combustione dei derivati del carbone, petrolio, benzina, idrocarburi ecc.. Lo studio della NASA evidenzia che l’aumento della temperatura va di pari passo con la crescita della concentrazione di gas serra che nel 1880 era di 285 parti per milione, nel 1960 di 315 parti per milione, e oggi oltre 390 parti per milione con un tasso di aumento di due parti per milione l’anno. E molti scienziati pensano che 350 parti per milione siano una soglia oltre la quale il sistema esce dall’equilibrio, e possono arrivare venti furiosi, tempeste, uragani, piogge torrenziali, e sì, anche grandi nevicate su un breve lasso di tempo. Insomma immettiamo nell’atmosfera energia cinetica che diventa aumento della temperatura e movimento delle particelle del gas, il che combinato produce sconquassi. (Non vi annoiate per i numeri che sono necessari, e più importanti della retorica, anche quella ambientalista.). Ma alcuni obiettano che le energie in gioco sono così grandi da essere, nel bene e nel male, inarrivabili per la tecnologia umana, che non può competere col sole. Ma se il sistema è instabile, cioè fuori dall’equilibrio, basta poco perché deragli in soluzioni caotiche e/o catastrofiche, la classica goccia che fa traboccare il vaso, o il classico granello di sabbia che provoca la frana. Se la terra si riscalda, allora saliranno le acque, e alcune agenzie immobiliari di Rimini e circondario per vendere le case di mezza collina nell’entroterra fanno pubblicità del tipo: comprate che oggi costa poco e domani i vostri figli o al massimo nipoti avranno il mare davanti casa. Più o meno testuale. In modo meno artigianale,la HSBC, multinazionale di servizi bancari e finanziari con base a Londra, che la rivista Forbes, caratterizzata dal significativo motto“The Capitalist Tool” , colloca al secondo posto nel mondo, HSBC dicevo ha uno staff di agguerriti e competenti analisti per valutare l’impatto che il problema energetico e il cambiamento climatico (climate changing) hanno sulla macroeconomia e sulla situazione geopolitica , analisti che intervengono ai convegni scientifici e a quelli politici, pubblicano articoli, organizzano cordate, agiscono a livello di governi e stati sull’intero globo terracqueo. Interventi mirati per un verso a speculare e accumulare profitti sfruttando le catastrofi, un esempio da manuale è la ricostruzione a New Orleans dopo l’uragano Katrina spazzando via la parte più popolare e indigena della città, e nasce un vero e proprio “capitalismo del disastro”, e per l’altro a contrastare le sempre più numerose iniziative ecologiche e cooperativo- comunitarie dei cittadini. Nonché mettendo i bastoni tra le ruote a negoziati come quello di Kyoto e/o di Durban. Ma HSBC è solo un esempio perché un gran daffare si danno pure i petrolieri, in prima linea la Exxon Mobile USA e la BP (British Petroleum) inglese e GDF Suez francese. La ragione l’ha spiegata recentemente Le Monde: se le nazioni lavorassero sul serio a contenere il riscaldamento climatico fino a tenerlo sotto la soglia dei 2°C, ebbene molto rapidamente il valore delle attuali riserve mondiali di idrocarburi crollerebbe, e le compagnie petrolifere anche, nonché i produttori e mercanti d’armi, privati e statali, il cosidetto complesso militar-industriale, che sulle guerre per il petrolio vivono e prosperano, accumulando profitti da capogiro.In campo entrano anche potenti istituzioni come l’ Heartland Institute, un “think tank” con base a Chicago, dedicato alla promozione di soluzioni di libero mercato (“promoting free-market solutions,”) o il Cato Institute finanziato per il 40% dalle compagnie petrolifere e per cifre sconosciute da quelle del carbone e come non ricordare la Camera di Commercio USA che pur di evitare l’ipotesi ecologica e non potendo più negare il riscaldamento globale, senza tema del ridicolo ha scritto: i popoli possono acclimatarsi a un mondo più caldo con un campionario di adattamenti comportamentali, fisiologici e tecnologici. Come ha scritto Naomi Klein su The Nation, da questo insieme di soggetti economici e politico sociali sostenitori del libero mercato, il cambiamento climatico è visto come “il cavallo di Troia per abolire il capitalismo sostituendolo con una sorta di eco-socialismo”. E la loro martellante campagna ha avuto fino a ieri successo negli USA. Infatti se nel 2007 il 70% degli americani era convinto che la combustione di materiali fossili, petrolio e carbone, fosse la causa del cambiamento climatico, nel 2009 la percentuale era scesa al 51%, e nel giugno del 2011 addirittura al 44%. Il fatto è che, in un certo senso la destra e i fautori del libero mercato avevano ragione. Per dirla con Klein :coloro che negano il riscaldamento globale hanno profondamente torto sul piano scientifico. Ma comprendono qualcosa che sfugge ancora alla sinistra: il senso rivoluzionario del cambiamento climatico”. Perché di tutte le crisi ecologiche, quella climatica mette in luce nitidamente la necessità di superare l’ antagonismo tra economia (capitalista) e ecologia, antagonismo potenzialmente esiziale e aberrante, poiché la radice è comune: eco (οἶκος), la casa, la terra che è la nostra casa e va resa abitabile, non sfruttata e consumata fino all’esaurimento. Ma se l’ attuale sviluppo capitalistico non sopporta il limite di questo nostro pianeta, se non tollera una cultura del limite, se non accetta un benessere senza “crescita”, se non concepisce il lavoro come ricambio organico uomo natura, se combatte l’ipotesi ecologica di un nuovo contratto di eguaglianza tra gli esser umani e la natura, allora bisogna inventare una nuova economia, alternativa, altra. E’ questione di esistenza forse per la stessa specie umana, certamente per la convivenza civile, la democrazia e la libertà. Non a caso quando esplode Occupy Wall Street, e persevera e si estende, ebbene negli Stati Uniti i consensi all’ipotesi ecologica per far fronte al cambiamento climatico globale, in pochi mesi aumentano fino a tornare maggioranza. Così la possibile nuova economia e l’ipotesi ecologica si danno la mano, diventando sinergiche: la rivoluzione del clima trasmuta nel clima della rivoluzione, e viceversa. Per ora sono tracce di una alternativa possibile, le prime lettere dell’alfabeto con cui scrivere il libro.

FINE