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La fede di Fidel

3 February 2012versione stampabile

Si fa un gran parlare questi giorni sulla “probabile” conversione di Fidel Castro durante la visita a Cuba di Papa Ratzinger programmata per fine marzo. Una conversione piuttosto improbabile per un uomo, Fidel, nato in una famiglia cattolica e lui stesso cresciuto come tale anche grazie ai gesuiti spagnoli che dirigevano il suo liceo. Va ricordato che nel gennaio 1962 il “cattolico” Fidel Castro, che durante la sua permanenza sulla Sierra Maestra era stato diverse volte padrino di battesimo dei figli dei contadini, fu scomunicato da Papa Giovanni XXIII per avere “aderito alla dottrina del comunismo materialista e anticristiano”. Una misura coerente con la Dottrina della Chiesa che se fosse stata applicata in Italia avrebbe dimezzato il numero dei fedeli… Fidel Castro è stato sempre un dirigente “comunista” anomalo, a Cuba, unico caso tra i paesi socialisti, non fu mai perseguitata la Chiesa (o le Chiese), i dirigenti della religione afroacubana (Santerìa) sostengono il governo dall’inizio e la Massoneria non è mai stata messa al bando e conta attualmente tra i 30 e i 50.000 iscritti.

Questa è la riprova della “spiritualità” di Fidel che sicuramente ha avuto un’evoluzione dall’originale cattolicesimo verso forme più sfumate di fede. Di questo parla il libro “Fidel Castro, la mia fede” di Mons. Tarsia (Edizioni Paoline) scritto all’epoca del viaggio di Papa Woytila a Cuba.

Possiamo suggerire a Omero Ciai di Repubblica, la prossima volta che si cimenta sulla fede di Castro, di usare il termine “riconciliazione” piuttosto che “conversione”. E la Chiesa, se sarà il caso, lo riammetterà a braccia aperta, anche perché il castrismo a Cuba è stato l’argine più solido dell’intero continente contro l’avanzata delle religioni e delle sette di matrice statunitensi che hanno decimato le file del cattolicesimo. Oggi, paradossalmente, la Cuba di Fidel è il paese latinoamericano più solidamente “cattolico”, e questo lo sapeva Woytila e ovviamente lo sa Ratzinger.

6 Responses to La fede di Fidel

  1. Andrea

    4 February 2012 at 11:16

    Ottima puntualizzazione, non è a prima volta che mi viene il sospetto che Ciai racconta la “sua” versione dei fatti e non la realtà. Andrea

  2. Alfredo Somoza

    5 February 2012 at 16:34

    Andrea, è sempre difficile criticare un collega. Su Cuba sono però molti coloro che si fanno prendere la mano perché è un paese che offre poche “certezze” per quanto riguarda le notizie. E’ questo sicuramente non parla bene di Cuba. Ma se c’è qualcosa che non ci si può permettere è affrontare con leggerezza uno dei paesi più complessi del subcontinente. Poi se non si vuole riconoscere questa complessità, allora va bene dire che Fidel si sta per “convertire” e magari attribuire il “miracolo” a Giovanni Paolo II. Non si fa però un buon servizio all’informazione e si continua a perpetuare lo “stupore” per il fatto che Cuba non sia crollata dopo l’Unione Sovietica. Io suggerirei di cercare la chiave più in Martì che in Marx.
    A proposito, ieri Fidel ha partecipato alla presentazione di due libri smentendo l’ennesima voce sulla sua agonia e morte “a giorni”. Alfredo Somoza

  3. giuliano

    15 February 2012 at 11:56

    Preghiera per un bambino.

  4. Alberto

    3 March 2012 at 23:21

    Salve a tutti, Fidel moribondo? Completando l’informazione data da Alfredo, segnalo che le presentazioni dei libri sono durate ore e Fidel è apparso lucidissimo. Ho trovato molto indovinato il titolo del Granma del giorno seguente: ” Es el Fidel de siempre!”
    A questo punto non è un problema di difficoltà a reperire le notizie, visto che tali presentazioni sono state trasmesse in diretta televisiva. Purtroppo quando si parla di Cuba alcuni giornalisti sono palesemente in malafede.

  5. Fabio

    6 March 2012 at 01:05

    Mi dispiace non essere del tutto d’accordo. Che a Cuba ci sia un profondo sentimento religioso non credo si possa negare, ma quanto questo sentimento incida poi sulla vita del popolo, se ne può parlare. Cuba è intrisa di capitalismo, quanto la nostra Italia, con la differenza che la maggior parte delle persone deve vendere l’anima per comperarsi quelle quattro stupidaggini che noi usiamo quotidianamente. I principi morali di base di qualsiasi religione sono assolutamente calpestati, e i cubani cambiano credo, o meglio confessione religiosa, come le banderuole, o meglio a chi offre di più. Con questo non voglio giudicare ma solo constatare. I giovani vedono i valori appresi al catechismo da giovani, calpestati dalla scuola, che sicuramente insegna a leggere e scrivere, ma non crea certo delle coscienze.
    Purtroppo questo non si può dire per tutto il paese, che, pur essendo una cozzaglia di etnie e culture, è altamente razzista, e dove esistono scuole di serie A, B,….,Z a seconda di chi le frequenta e ovviamente dove si trovano. Chi conosce Fidel non credo che possa definirlo Cattolico, basta leggere la biografia che ha scritto sua sorella Juanita. Penso che invece un discorso totalmente diverso si possa fare per il “fratellino” Raul, e basta leggere il suo discorso all’ultimo congresso, per leggere l’unico barlume di speranza per il paese. Certamente la vita per Raul non deve essere facile, ma almeno ci sta provando seriamente a risollevare le sorti del paese, ma colmare 50 anni di disastri, e alcune generazioni che hanno vissuto una cultura totalitaria, non sarà facile o rapido.
    Certo che dopo Giovanni Paolo II c’è stata una apertura al cattolicesimo, ma per tanti anni prima c’era una vera discriminazione, e chi conosce veramente Cuba, ma soprattutto i cubani, non può negarlo.

  6. Alberto

    16 March 2012 at 14:51

    Caro Fabio, credo che prendere come fonte Juanita Castro, che si è dichiarata pubblicamente agente della CIA, non sia proprio il massimo. Quanto al presunto razzismo presente a Cuba, scusami la franchezza, è una balla clamorosa. A Cuba non esiste razzismo, e non c’è bisogno di frequentarla da venti anni come me per saperlo!