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Atene. Lenta agonia

4 February 2012versione stampabile

Accelerare/frenare

“Lunedì?”.

“No, mercoledì. Hanno posticipato l’eurogruppo a mercoledì”.

È imbarazzante. Di venerdì avvisi, allerti, dici “guardate, forse ci siamo, forse questo è il fine settimana decisivo, forse lunedì sarà tutto cambiato”.

Forse la Grecia tracolla, dichiara fallimento. Fors’anche in fondo lo speri, che almeno sia la fine del martirio della goccia e si apra un nuovo capitolo. Quale che esso sia ma, almeno, smetti di ripetere le stesse cose. O quelle che a te, ormai, sembrano la copia sempre peggiore dello scenario originale. Ti senti anche vagamente ridicola, come il Paese che racconti. Com’è possibile che ci sia sempre tanto disordine, come spiegare mille e più fallimenti tutti, in sostanza, uguali?

Te lo chiedi ogni giorno, sempre più sconsolata e, intanto, arriva il sabato e rimane sospesa per qualche ora, speri almeno fino a sera, la notizia che l’eurogruppo già rimandato ieri, è, oggi, nuovamente posticipato. La frenesia di trattative, quelle che ormai si protraggono fino a notte fonda, senza sabati o domeniche, andrà avanti ancora per qualche giorno.

“Quali trattative?”.

“Stai perdendo il conto: sono quelle del prestito”.

“Quale prestito?”.

“Il secondo”.

“Ah, sì certo. Certo, sì”, i puntini rimangono sospesi, impacciati.

“Ma non era stato tutto deciso a fine ottobre?”.

“Sì, ma c’erano anche delle condizioni da rispettare. E la Grecia non lo ha fatto”.

“Come mai?”.

Neanche questa domanda ha una risposta certa. Perché sono molte e hanno tutte il loro peso di cui tenere conto ma non sai, veramente, se ci sia una gerarchia nelle cause e, soprattutto, quale essa sia.

Improvvisamente, ti rendi conto di muoverti su un’auto che viaggia col freno a mano tirato. Racconti il tragitto ma gli scossoni sono incessanti. Il singhiozzo ti ruba l’aria, la voce si spezza di continuo e la narrazione ha un sapore cattivo come un presagio poco allegro.