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Colombia, contro la pace a suon di bombe

5 February 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Febbraio è appena iniziato eppure già ha i numeri per essere ricordato fra i mesi più sanguinosi nel calendario del cinquantennale conflitto armato colombiano. Tre attacchi si sono susseguiti in due giorni, con un bilancio di almeno 18 morti e decine di feriti, inclusi alcuni civili.

Il primo attacco si è verificato mercoledì primo febbraio contro la stazione di polizia di Tumaco, Nariño. Undici agenti morti. Gli altri due il giorno dopo: uno contro la caserma di Villa Rica, Cauca, sei morti, l’altro è nel Tolima, a Cajamarca, dove una donna è morta per l’esplosione di una bomba in un hotel.

La matrice di questi attacchi resta sconosciuta, anche se a Tumaco gli abitanti si sono precipitati a dire che si tratta di un attentato paramilitare, in particolare a opera dei Rastrojos. Ma le autorità sembrano non voler ascoltare e non hanno perso tempo nell’accusare a occhi chiusi la guerriglia delle Farc, che avrebbe in questo modo compromesso i tentativi di approccio al tavolo della pace. Ed è infatti questa la linea seguita dal presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, che ha ricevuto su un piatto d’argento l’occasione che va da tempo cercando per affossare le aperture dello Stato Maggiore Fariano verso la pace, scattato dopo l’invito della Ong Colombianos y colombianas por la Paz diretta da Piédad Cordoba.

“Che non siano ipocriti, che non parlino di pace da un lato e commettano atti terroristici dall’altro”, ha infatti tuonato il presidente durante la sua visita a Tumaco, precisando che adesso invierà nella zona altri 2500 soldati in più di quelli presenti, con tanto di ricompense milionarie a chi cattura un capo guerrigliero. Nuova situazione stessa pratica. Identica a quella che ha prodotto le centinaia di vittime dei Falsos Positivos – ovvero i contadini inermi uccisi dai soldati e spacciati per guerriglieri in cambio di ricompense e licenze premio volute dallo stesso Santos, allora ministro della Difesa del governo di Alvaro Uribe. “Questo doppio gioco, questa doppia morale non la capisce nessuno, tutti la rifiutano e allontana qualsiasi possibilità di pace”, ha aggiunto il presidente. Che ora ha quello che ha sempre voluto. Finalmente.

E’ il direttore dell’Observatorio del Conflicto de la Corporación Nuevo Arcoiris, Ariel Ávila, a mettere in guardia da conclusioni affrettate. A Bbc Mundo precisa che “innanzitutto non si sa se i tre attentati siano stati fatti dalle Farc. Per come sono stati condotti uno può dire che sono loro, il governo dice che sono loro, ma la gente che vive nelle zone coinvolte ha troppi dubbi. I miei ricercatori che vivono in quelle aree mi hanno chiamato per dirmi: occhio qua c’è qualcosa sotto”. In particolare, secondo Ávila, suona strano l’attacco di Tumaco, città sul Pacifico a poca distanza dall’Ecuador, che è da tempo un importante porto per far uscire la droga e far entrare le armi. E’ qui che il presidente Santos ha indicato a tambur battente un’alleanza tra le Farc e i Rastrojos nata in nome della droga e che Ávila smentisce categoricamente: “Questa presunta alleanza non esiste”. Mentre sulla scena giocano altri attori, come gli Urabeños, altro gruppo di paramilitari narcotrafficanti, acerrimi nemici dei Rastrojos, a loro volta nemici delle Farc.

Dalla ricostruzione del direttore dell’Observatorio del Conflicto de la Corporación Nuevo Arcoiris, gli Urabeños dicono che la polizia è vicina all’esercito, e i Rastrojos che la polizia è vicino agli Urabeños. E gli attentati sono stati tutti contro stazioni di polizia. Non è un’offensiva”. Inoltre si tratta di una zona molto complessa, dove opera anche la guerriglia dell’Esercito di liberazione nazionale e altri vari gruppi privati di sicurezza del narcotraffico, che in troppi avrebbero ben più motivazioni di quanti ne possano avere le Farc.

 

One Response to Colombia, contro la pace a suon di bombe

  1. Manlio

    5 February 2012 at 12:23

    Salve, ci tengo a precisare che tumaco e sul Pacifico (nn sullatlantico). Ho vissuto la qualche mese e ho amici e colleghi laggiù. Negli ultimi giorni ho parlato con uno e con l’altro, amici a tumaco, cali, Bogotà. Capisco che le vostre fonti siano schierate ma la fate un po’ troppo semplice. I disordini arrivano proprio anche per la politica di ridistribuzione delle terre di Santos. Uribe basava il proprio potere su accordi con i paramilitari, Santos non tratta più così tanto con le bacrim bande criminali nate dalla rottura delle AUC, dunque occupa territori per la redistribuzione che pero sono quelli della produzione della coca al che bacrim e altri Avvisano la popolazione locale del loro malcontento uccidendoli. La bomba di tumaco e fatto pesante. Nn era mai successo che si spingessero tanto oltre con la popolazione civile. Ho letto un articolo su come le farc stessero trattando delle liberazioni di compagni nn finite a buon termine. Nn so chi sia stato pero la tecnica e farc, le modalità rastrojos. Indagherò di più nei prossimi giorni. Quel che volevo comunicare e che la situazione la e complessa di alleanze e la politica come avete accennato rigira sempre tutto dalla sua parte. Se avete ulteriori informazioni saranno ben accette. A presto manlio