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HUGO CABRET di Martin Scorsese

6 February 2012versione stampabile

La storia che sto per svelarvi ha inizio nel 1931 sotto i tetti di Parigi. Qui incontrerete un ragazzo di nome Hugo Cabret che un giorno, tanto tempo fa, scoprì un misterioso disegno che cambiò la sua vita per sempre. Ma prima che voltiate la pagina voglio che immaginiate voi stessi seduti nel buio, come all’inizio di un film. Sullo schermo sorgerà il sole, fra pochi istanti e la macchina da presa inquadrerà una stazione nel cuore della città. In un atrio pieno di gente vedrete finalmente un ragazzo che si muove rapidamente. Seguitlo, perché quello è Hugo Cabret. La sua mente è piena di segreti e sta aspettando che la sua storia abbia inizio.
Basterebbero queste poche parole per invogliare chiunque a conoscere la storia di questo ragazzo orfano di madre, che vive con il padre in una tana interrata nella stazione di Parigi. Orologiaio il babbo e grande talento di precisione manuale anche il ragazzo. Le poche parole iniziali si leggono sulla prima pagina di La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, la graphic novel di Brian Selznick uscita nel 2007 e subito adocchiata da Martin Scorsese che ha intravisto la possibilità di fare un film in 3D capace di riassumere tutte le sue passioni, intime e visive. In una parola: il cinema, a cui il regista di Taxi Driver ha dedicato la sua vita fin dalla prima infanzia, alternando alla creazione, il restauro di opere americane ed europee. La storia di Hugo Cabret non ve la racconto neanche sotto tortura. Come spesso accade nei film di Scorsese niente è come sembra e mentre ti convinci di una cosa, qualche istante dopo devi indirizzare lo sguardo da un’altra parte. Basti pensare ai recenti Shutter Island o The Departed. Però va detto: il piano sequenza iniziale che accompagna lo spettatore all’interno della ferrovia, in cui gran parte della storia è ambientata, sfruttando tutta l’essenza del 3D per scivolare in un mondo antico, vale il film. A dire il vero tutte le due ore e mezza valgono il film. Che va visto con lo sguardo innocente dei bambini. Nel film c’è tutto l’amore per il cinema di Scorsese, tant’è che rivivono le invenzioni e i quadri cinematografici di Georges Méliès con il suo pionieristico film Viaggio sulla Luna (1902) con effetti speciali. La Parigi reinventata da Scorsese, teatrale, realistica e da fiaba, fa il paio con la Grande Mela di Gangs of New York, entrambe disegnate da Dante Ferretti. In Hugo Cabret, come nella vita, l’infanzia è una spanna sopra la crudeltà e la meschinità degli adulti ed è evidente come la fantasia, l’immaginazione, la visionarietà (e via svelando) siano la forza centrale del film.

One Response to HUGO CABRET di Martin Scorsese

  1. Lorenzo Cavalieri

    12 February 2012 at 19:22

    Amate il cinema? Non perdetevi questo “SOGNO”!
    Se avete figli o nipoti, portateli con voi: son certo che vi saranno molto grati e non dimenticheranno questa emozione.

    Avrete trasmesso l’ amore per il cinema.