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Poker di donne

7 February 2012versione stampabile

Nell’universo Indie, il pianeta della musica al femminile brilla di luce propria e forte, risuona di note magnifiche, manda nell’etere voci che stupiscono per originalità e potenza espressiva. Quattro recenti album forniscono prova indiscutibile di tutto ciò.

Se mai avete sentito nominare Maja Vidal, nata a Parigi e cittadina di New York, ne diverrete strenui ammiratori dopo aver ascoltato la sua opera prima, registrata a Barcellona. La ragazza venticinquenne, con provenienze da post punk e dintorni, fa tutto o quasi da sola. Canta (in inglese e francese) con ugola meravigliosa che sa arrampicarsi in alto, planare dolcemente, svariare su timbriche profonde, cullarsi seguendo cadenze tradizionali rivisitate ad hoc; suona violino e chitarra, campane e campanelli, piano e fisarmonica; compone alternando il valzer di The walz of the tick tock of time al Tango de la femme abbandonée, il jazz languido di Follow me al “non genere” di brani quali God is my Bike e It’s quite alright. La sostengono, ma solo per esaltarne le doti, la sei corde del formidabile Marc Ribot, e i fiati e le percussioni di Giuliano Gius Cobelli.

Si fa un gran parlare, è cronaca recente, di una possibile conversione al cristianesimo da parte del vecchio Lider Maximo Fidel. Mentre si attendono ulteriori ed eventuali notizie in merito da Cuba, vale la pena godersi i frutti di un altro tipo di conversione, quella messa su cd da Silvia Pérez Cruz estraendo dieci brani tradizionali dal repertorio dell’Isla que suena e facendoli suoi. Cantante catalana, Silvia ha registrato En la imaginaciòn in simbiosi con il contrabbasso pregiato di Javier Colina, e sullo sfondo il pianoforte di Alberto Sanz, la batteria di Marc Miralta, il sax ospite di Perico Sambeat. Che dirvi? Siamo al cospetto di una perla rara, lucente, tonda. La voce della Pérez regala minuti indimenticabili in Belén, Si te contara, La tarde. La musica popolare si veste di jazz che vola in una sala semibuia, serpeggia fra tavolini da cui partono sguardi intensi, galleggia sulla superficie di bicchieri di ron ambrato, trafigge le nuvole azzurre dei sigari. E si ferma soltanto quando arriva in fondo all’anima. Se Omara Portuondo e Compay Segundo ci avevano abituati bene, Silvia fa di più. Il suo lavoro è una dichiarazione d’amore per il repertorio cubano, da sottoscrivere con entusiasmo.

Restiamo alle parole e alla musica di matrice latina, incontrando Beatriz Aguiar, uruguaiana, ma apolide per vocazione di spartiti. Nei brani di cui è autrice, anche per il nuovo album che, guarda caso, ha per titolo Nomade, si incontrano sonorità del Meridione d’America e d’Italia, accenti gitani, omaggi al Vicino Oriente, cadenze spagnole. Il bagaglio di Beatriz ha dentro world music e nobili passaggi lungo le vie del jazz. Però, forse, è meglio lasciar da parte le catalogazioni, e abbandonarsi, senza neppure pensare di resistere, alle quattordici tracce in cui la Aguilar sale sul trono di regina con Por las Ramas, El tragico naufragio, i richiami all’Africa degli schiavi in Ululu Bambo.

Il poker di donne si completa con un album sicuramente impegnativo sul piano dell’ascolto (la traccia di apertura dura 36 minuti), eppure provvisto di una magia che ammalia e sconcerta al medesimo tempo. Voce delle quattro tracce di Mugham è Nazaket Teymurova, la più grande interprete vivente della musica classica azerbaigiana che ha il suo pilastro nel mugham, dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’eredità culturale immateriale e orale del mondo”. Il mugham richiede a chi lo esegue in sequenza di brani, grande memoria, orecchio affinato e capacità di improvvisazione. Doti che non fanno certo difetto alla Teymurova.

Post Scriptum.

In questi giorni ho ricevuto molte mail di lettori/musicisti, lieti che fosse nato uno spazio come Nota Bene. Alcuni mi hanno inviato, direttamente oppure tramite l’etichetta o la distribuzione che li rappresenta, i loro lavori. Prometto un ascolto e un giudizio attenti. La musica Indie di chi legge E è un argomento che può essere foriero di piacevoli sorprese. Staremo a sentire.

Info

– Maja Vidal, My God is bike (Crammed/Materiali Sonori)

materialisonori.com (acquisto)

http://soundcloud.com/crammed-discs/maia-vidal-the-alphabet-of-my (ascolto)

http://soundcloud.com/crammed-discs/ma-a-vidal-follow-me (ascolto)

– Silvia Pérez Cruz, En la imaginaciòn (Contrabaix/Egea Distribution)

egeamusic.com (ascolto, cliccando su Egea Distribution)

egeamusic.com (acquisto, cliccando su carrello)

– Beatriz Aguiar, Nomade (Felmay/Egea Distribution)

felmay.it (ascolto)

orders@felmay.it (acquisto)

– Nazaket Teymurova, Mugham (Felmay/Egea Distribution)

felmay.it (ascolto)

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2 Responses to Poker di donne

  1. Alessandro

    9 February 2012 at 19:26

    Molto interessante! La voce di Silvia Pérez Cruz mi ricorda un po’ per sonorità e sfumature Esperanza Spalding…
    Ma quella che mi ha di più colpito è Beatriz Aguiar,splendidi colori e eccellenti arrangiamenti.
    Un saluto,
    Alessandro

  2. giuliano

    14 February 2012 at 10:36

    Auguri per il vs mensile.