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Brasile, la rivolta di Bahia

8 February 2012versione stampabile

Luca Galassi

Lo Stato di Bahia è in ginocchio a causa di uno sciopero della polizia militare che va avanti da oltre una settimana e rischia di estendersi a tutto il Paese. Si calcola che, dall’inizio delle proteste, 118 persone siano state assassinate, mentre gli esercizi commerciali restano chiusi e la popolazione vive in uno stato di panico. Il presidente brasiliano, Dilma Rousseff, ha inviato sul posto il ministro della Giustizia, Jose Eduardo Cardozo, e i militari dell’esercito nazionale nel tentativo di proteggere i cittadini.

Dal momento dell’agitazione delle forze dell’ordine, l’esplosione di violenza nello Stato del nord-est brasiliano ha prodotto un’incremento della criminalità del 130 percento rispetto alle settimane precedenti. Il governo centrale ha inviato l’esercito a pattugliare le strade, in special mondo per quanto riguarda le zone turistiche. Anche le rapine ai negozi sono aumentate e in cinque giorni sono state rubate duecento auto.

L’accordo con i quasi diecimila agenti in rivolta, i cui leader mantengono occupata la sede dell’Assemblea legislativa, è fallito. L’edificio ieri era stato circondato da un migliaio dei 2.500 soldati inviati in loco dalla presidentessa Rousseff. La tensione ha raggiunto livelli elevatissimi, fino a sfociare in alcuni scontri con l’esercito, che ha sparato proiettili di gomma contro un gruppo di manifestanti. Pur negando l’amnistia per i “responsabili di episodi di violenza”, il governatore ha ammesso che è allo studio un incremento graduale degli stipendi dei poliziotti.

L’aumento dei salari è da tempo allo studio di Camera e Senato, e un progetto di legge presentato nel 2008 è ancora in attesa di approvazione. L’obiettivo della proposta, presentato dal deputato di Brasilia, Arnaldo Faria, è quello di elevare il salario ufficiale di poliziotti civili, militari e pompieri a 3.500 reais (circa 1.500 euro). Attualmente guadagnano attorno ai duemila reais (circa 900 euro). Secondo un sindacalista della polizia civile dello Stato di Minas Gerais, un’eventuale mobilitazione nazionale potrebbe causare una reazione a catena, con conseguenze simili a quelle accadute a Bahia. Si teme che l’esempio dei poliziotti bahiani possa essere imitato anche in altre regioni, provocando una sommossa anche popolare, poiché i familiari degli agenti e molti cittadini simpatizzano con la causa e sono pronti a scendere in piazza a manifestare.

Da Salvador de Bahia, Naoki Tomasini, fotogiornalista italiano, racconta così la situazione: “La mattina tutto funziona normalmente, ma verso le sei di sera la città si svuota e i commercianti tirano giù le saracinesche. La situazione a Salvador è pericolosa soprattutto nelle periferie, dove il numero di rapine e omicidi è molto maggiore. Le storie di violenza passano di bocca in bocca alla velocità della luce, anche con la complicità dei media locali, che sono tendenzialmente scandalistici. Ieri in un quartiere della periferia una gang ha affisso biglietti sui negozi intimando di non aprire e la cosa è subito finita in tv, così come il caso di un assalto a un supermarket, svuotato dalla gente che si è portata via anche i mobili. E’ finito su youtube e poi sulla tv nazionale, che tre giorni dopo lo presentava come fosse un evento ‘live’. Insomma, i media cercano di giocare sulla paura della gente, che quindi si chiude in casa. Le violenze e le rapine vengono dipinte come atti barbarici compiuti da vagabundos e criminali senza pietà, mentre, la questione reale è che in una situazione di ‘libera uscita’ come questa, la povera gente se ne approfitta come può. Qualcuno avrà anche pensato che svaligiare un turista è un buon modo per potersi permettere qualche divertimento in più a carnevale. Il punto è questo: dietro le rivendicazioni della polizia ci sta una società che delle forze dell’ordine – con il loro tipico pugno di ferro contro i poveri – ha un bisogno vitale, quindi la polizia ha il coltello dalla parte del manico, perché questa è una società che per sopravvivere e continuare a crescere ha bisogno di tenere sotto il tallone decine, se non centinaia di migliaia di persone. Molti pensano che questa dovrebbe essere un’opportunità per ripensare il ruolo della polizia e soprattutto il modo in cui le forze dell’ordine vengono addestrate”.

2 Responses to Brasile, la rivolta di Bahia

  1. roberto rossini

    8 February 2012 at 16:53

    E’ UNA VERGOGNA CHE I TELEGIORNALI ITALIANI NON ABBIANO ANCORA PARLATO DI TUTTO QUESTO!!!

  2. tommaso loli

    8 February 2012 at 21:48

    Il Brasile vive da alcuni anni un clima di isteria da consumo. Il 90% della popolazione sta comprando tutto a rate: auto, frigoriferi, tv,case ecc. Il grande livello di indebitamento causa grossi problemi in quanto i salari (in molti casi bassi) non riescono ad andar dietro a questa esaltazione consumistica. Ed ecco allora i grandi scioperi come questo della polizia militare con richieste di aumenti salariali che oscillano dal 30% al 90%. Di questo passo il famoso miracolo del paese emergente finirà in una grossa bolla tra debiti ed inflazione.