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Baltasar Garzon Real. Il grande inquisitore

9 February 2012versione stampabile

Baltasar Garzon Real. Non è un santo e nemmeno un eroe. E a ben guardare alcuni dei casi che ha trattato (dei tantissimi, ma quante ore ha il suo giorno?), non è nemmeno quel magistrato stellare che hanno dipinto.

Una vita spesa all’ufficio di Istruzione numero 5 dell’Audiencia nacional di Madrid, riedizione in salsa post transizione del vecchio Tribunal de orden publico di memoria franchista.
Di lui si dirà che ha accompagnato il percorso per la verità dei desaparecidos cileni, quando cercò di processare Augusto Pinochet. Eppure pochi sanno che la legislazione spagnola non prevede il processo in contumacia e che le speranze di vedere il vecchio macellaio cileno atterrare nell’aeroporto Barajas di Madrid erano nulle. Lo sapevano, quelli che contano. E lui era uno di quelli che contavano.

Baltasar Garzon Real è stato condannato a 11 anni di interdizione, il che mette sostanzialmente la parola fine alla sua carriera da magistrato, scrive El Pais. Ha altri processi da affrontare. Ma qui la condanna, caso degli ascolti non legali su un caso di corruzione legato alla destra del Partido popular, ha un tratto particolarmente odioso. Ascolti illegali di conversazioni fra accusati e imputati.

Sempre El Pais, ma lo citiamo solo come esempio perché la schiera dei fan del giudice ‘stella’ è numerosa, apre un pezzo che commenta la notizia elencando i meriti ( alcuni per la verità, presunti) del supergiudice.
Disarticolare il crimine di Stato dei Gal, (gruppi armati di liberazione, paramilitari pagati con fondi neri dai socialisti al governo per uccidere militanti baschi, ndr).
Sgominare la più potente rete di narcotraffico (ci son fior di inchieste sul perché non sia così).
Le cellule islamiste. La corruzione, e il famoso ‘entramado’ che alimentava Eta.

Ecco, dovendo ricordare una delle foto di Garzon negli anni scorsi, mi piace scegliere quella del solerte giudice alla testa di decine e decine di agenti che entra nella redazione di Egin, quotidiano basco, e di Radio Egin, chiudendo due mezzi di informazione con l’accusa di obbedire a Eta (il processo alcuni anni dopo dirà che non era così), oppure quando chiuse un’altra rivista Ardi Beltza (la pecora nera), giornale di inchiesta di Pepe Rei, oppure quando riuscì a far chiudere partiti, a uccidere la delega politica per centocinquantamila baschi, a criminalizzare decine di persone, indipendentiste e non, nel famigerato sumario 18/98+.
In quell’inchiesta c’è anche chi ha avuto contraccolpi così forti da morirne, chi sta scontando condanne a dieci anni per essere stata vice direttrice di un giornale, e una lunga lista di denunce di tortura, mai indagate, mai punite.

Le anime belle, quelle che esaltano il supergiudice amico dei diritti umani, non dissero un bah di fronte a teoremi giuridici del nostro che distruggevano a colpi di cavilli la libertà di pensiero, espressione, associazione, rappresentanza politica, o quando le denunce per tortura rimanevano inascoltate o per l’inserimento del concetto di apartheid politico contro la sinistra basca.
Perché di fronte a Eta, todo vale. Vaya democracia!

Le anime belle dovrebbero porsi un semplice interrogativo: uno Stato è di diritto quando vince con ogni mezzo, o quando lo fa in nome del garantismo e del sistema di leggi che si è dato?
E’ la stessa domanda che sta dietro al waterboarding. A Guantanamo, alle guerre preventive.

In genere le risposte sono piccate e portano alla controreplica, quella di difendere l’indifendibile violenza armata o le idee eversive. Difendere il principio assoluto di quello che davvero è uno Stato di diritto non porta amici, semmai nemici. C’è da rifletterci.

10 Responses to Baltasar Garzon Real. Il grande inquisitore

  1. Elio

    9 February 2012 at 19:26

    Non lo conoscevo, ma messa così mi ricorda un certo Pietro Calogero

  2. iris

    9 February 2012 at 23:49

    finalmente! grazie.

  3. giovanni

    10 February 2012 at 07:41

    Adesso ci saranno altri giudici che faranno carriera sulla pelle del popolo basco, ma non ce ne sarà più nessuno che indagherà sui crimini contro l’umanità dell’era franchista. Cosa ci sarà da essere contenti non lo so.

  4. Carolus

    10 February 2012 at 09:52

    Garzon mi ricorda molto una nutrita schiera di magistrati italiani.
    Sarebbe meraviglioso se anche costoro facessero la stessa fine, ma non ci spero.

  5. Simone

    10 February 2012 at 10:33

    Perdonatemi…
    non capisto il tipo di “prodotto” appena letto: vuole essere un articolo di cronaca?, un redazionale?, oppure il pensiero di un redattore?.
    Vero è che contiene scarsi contenuti documentali di cronaca ovvero è pregno di emozione partigiana dello scrittore.
    Chiedo nuovamente scusa, ma avendo reperito “il pezzo” sulle news di Google, credevo di leggere altre informazioni.
    grazie

    • Angelo Miotto

      10 February 2012 at 11:02

      Buongiorno.
      Tecnicamente, si tratta di un blog a firma mia. Nei contenuti: se Lei apre i vari link a corredo del blog e ritiene che i contenuti siano scarsi mi permetto, ovviamente, di dissentire. Se, invece, Lei era già informato della chiusura dei giornali, del processo 18/98+, della negazione denunciata anche da osservatori Onu dei diritti di difesa, allora la cosa si fa più interessante e al di là del legittimo diritto di critica Le rivolgo la stessa domanda che ho scritto nel blog: uno Stato è di diritto quando vince con ogni mezzo, o quando lo fa in nome del garantismo e del sistema di leggi che si è dato?
      cordialmente,
      a.m.

  6. chiara

    10 February 2012 at 15:32

    Letta oggi, la sentenza che chiude il becco a Garzon per 11 anni, continua a sembrarmi una vittoria dell’ultradesta. Per la tempistica, se non altro. Che Garcon sia figura di luci ed ombre, non vi è dubbio. Miotto vede una parte, io non dimentico l’altra. Aver fatto riaprire le fosse comuni disseminate nel Paese piene di martiri del dittaore Franco; aver alzato tra i primi il velo sui massacri in Cile, facendo arrestare il gerente del carcere di Temuco ai tempi di Pinochet; aver sperato (ahinoi senza riuscirci) di beccare Henry Kissinger per la famigerata Operazione Condor che ha fatto strage di civili in America Latina negli anni ’70. Queste 3 sole cose, per me, valgono 1 NOBEL della pace. Non dimenticherei,poi,l’apertura dell’inchiesta su Telecinco

  7. Savino

    10 February 2012 at 22:50

    il bisogno di avere dei punti di riferimento, di coltivare delle certezze in un mondo che mette in crisi gli ideali del passato senza peraltro fornirne di nuovi, a volte ci fa prendere per eroi personaggi che solo qualche tempo fa avremmo etichettato come reazionari.
    dovremmo imparare a fare a meno di santi ed eroi e ad essere un po’ più esigenti quanto a rispetto dei diritti, dovremmo imparare anche a confidare di più nell’eguaglianza di tutte le persone (non nella caricatura che ne fa la destra, l’egualitarismo).
    le cose buone che ha fatto Garzon non bilanciano quelle pessime, forse il succo della questione sta proprio qui.

  8. Africa

    11 February 2012 at 13:38

    Concordo vivamente con Chiara. Questo articolo mi sembra incorretto e denigrante. Spagna ha sofferto molto per il terrorismo di ETA, e aveva braccio politico e giornalistico. Non mescoliamo la democrazia con altri argomenti, per piacere.

  9. giuliano

    15 February 2012 at 11:53

    Preghiera per un bambino.