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Ecuador, disastro Chevron-Texaco: pena raddoppiata

9 February 2012versione stampabile

Tancredi Tarantino

Raddoppia la condanna inflitta in primo grado e confermata poche settimane fa in appello contro Chevron-Texaco per il disastro ambientale causato in Ecuador in quasi trent’anni di attività estrattive.

In seguito al rifiuto da parte della compagnia petrolifera californiana di chiedere pubblicamente scusa alle comunità indigene e contadine dell’amazzonia ecuadoriana per i danni causati nei loro territori dal 1964 al 1992, la multa inizialmente prevista dai giudici ecuadoriani in oltre 9 miliardi di dollari si è moltiplicata lo scorso 3 febbraio, raggiungendo la cifra esorbitante di 18 miliardi di dollari.

A garantire il corretto utilizzo dei fondi sarà il Frente de Defensa de la Amazonìa, l’organizzazione indigena e ambientalista che si batte in Ecuador per la tutela della regione amazzonica e del suo patrimonio unico di biodiversità e cultura.

Chevron aveva quindici giorni di tempo dal giorno in cui è stata emessa la sentenza d’appello per scusarsi pubblicamente, scaduti i quali la condanna si sarebbe raddoppiata.

Per Pablo Fajardo, avvocato dei trenta mila indigeni e contadini che hanno portato in giudizio una delle più grandi multinazionali dell’oro nero, la decisione di Chevron di non chiedere scusa “è un grave errore che mette in evidenza ancora una volta l’arroganza e il razzismo con cui la compagnia ha agito in tutti questi anni”.

Di fronte ad uno dei disastri ambientali più gravi della storia, che ha mutilato per sempre il più grande polmone verde del nostro pianeta lasciando in eredità oltre settanta miliardi di litri d’acqua di formazione, 350 pozzi perforati, ottanta miliardi di metri cubi di rifiuti tossici e un numero imprecisato di vittime, gli indigeni avevano chiesto un risarcimento di oltre cento miliardi di dollari.

Se la Cassazione confermerà i due gradi di giudizio conclusi, di miliardi ne arriveranno diciotto. Una cifra considerevole ma al tempo stesso irrisoria se si considera il grave danno arrecato in nome del profitto alle popolazioni amazzoniche, all’ambiente e alle generazioni future.