home » ambiente » Italia, il fantasma dell’amianto

Italia, il fantasma dell’amianto

9 February 2012versione stampabile

Christian Elia

Il 13 febbraio, dopo una lunga attesa, si arriverà finalmente a una sentenza nel processo Eternit, che vede imputati i due proprietari dell’azienda che ha ucciso almeno duemila persone negli stabilimenti di Casale Monferrato e nel resto d’Italia e d’Europa.

Ma quante altre Eternit ci sono in Italia? Impossibile un censimento definitivo. L’amianto, fino al bando totale dal territorio nazionale imposto dalla legge n. 257 del 12 marzo 1992, è stato utilizzato ovunque. Proprio ovunque. Secondo alcune indagini cliniche, il picco delle malattie da asbesto (amianto) è previsto per il 2015. Intanto sempre più si fa largo la consapevolezza nei cittadini che, per anni, sono stati esposti alle fibre di amianto, nelle aziende che lo lavoravano – come l’Eternit o la Fibronit a Bari – o nei luoghi dove l’amianto era ovunque.

Uno degli ultimi casi è quello della centrale Enel di Turbigo, provincia di Milano. Il 24 gennaio scorso, la procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati sette ex dirigenti della fabbrica. Nata nel 1928, si è rifatta il look negli anni Sessanta, largheggiando in amianto nella ristrutturazione, come tanti, troppi edifici pubblici, pur nella consapevolezza dell’alto rischio che comportava l’amianto, come ampiamente documentato da studi e ricerche internazionali.

L’accusa è un macigno: omicidio e lesioni colpose, con l’aggravante del mancato rispetto delle normative di sicurezza sui luoghi di lavoro. Mentre si aspetta la sentenza Eternit, Milano lavora a un altro processo che potrebbe essere storico: si tratterebbe, infatti, del primo processo con manager pubblici inquisiti.

Il primo esposto contro la centrale termoelettrica è del 1986. Il pubblico ministero Maurizio Ascione indaga su quaranta casi di malattia contratta sul posto di lavoro per colpa dell’amianto, nove di queste persone sono decedute. Ma i casi potrebbero essere di più e anche i decessi (secondo gli operai sono almeno quindici i colleghi morti di mesotelioma).

I sindacati, all’epoca, chiesero i primi accertamenti sulla salubrità del posto di lavoro già nel 1979, ma non ottennero nessuna risposta, da uno Stato che dava lavoro (l’Enel era pubblica al cento per cento) con una mano, ma chiudeva un occhio su tutta quella polvere che i lavoratori respiravano dall’inizio alla fine del turno. Alcuni sindacalisti hanno anzi denunciato di essere stati minacciati di licenziamento in caso avessero ‘millantato’ di lavorare in un impianto insicuro. Solo che avevano ragione.