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Insalata Greca

12 February 2012versione stampabile

Il testo che segue è composto essenzialmente con stralci di testi poetici della Grecia Classica, e qualche raro verso dei moderni con una introduzione dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata dall’Assemblea Nazionale Francese (1793) e una citazione di Spinoza.

Introduzione. Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo, e per ciascuna parte del popolo, il più sacro dei diritti, e il più necessario dei doveri.

Saggezze. La volpe la sa lunga/ mentre il riccio sa una cosa sola/ ma molto importante/serrarsi in se stesso/ con tutti gli aculei puntati

Sulla lancia è il mio pezzo di pane/ sulla lancia/ è il mio vino/ e appoggiato alla lancia/ bevo

Non dimenticare/ di quel che si deve all’ospite/ non chiacchiere ma un pasto caldo/ né puoi trattarmi/ come un qualunque mendicante

Bada! Evita sempre di indebitarti con un malvagio/ affinché questi non pretenda il suo inaspettatamente

Se uno chiudesse in una stanza tanto oro e umili fichi e assieme/ due o tre uomini allora/ capirebbe quanto valgono i fichi più dell’oro

Non chiedere uomo quanto/ durerà domani la tua gioia/ domani/ è il misterioso volo di una mosca/ che sparisce a ali tese

La sorte degli umani/ il saggio di Chio non aveva dubbi/ noi siamo come foglie sopra i rami/ si sta come d’autunno sugli alberi le foglie/ scrisse secoli dopo il poeta nilotico

 

Tu fatti signore di questa terra/ e darai ascolto al tuo cuore/ anche quando ti troverai davanti ai nemici/ perché per il bene della propria città/ certo non si può venir meno

La città. Crisi e democrazia. La città plasma l’uomo

A Taso accorse la miseria di tutta la Grecia/ un uomo oppresso dalla povertà/ non può più dire né fare/ ha la lingua imprigionata

La città è ancora la città/ ma la gente è cambiata e coloro/ che ignari di ogni legge logoravano/ pelli di capra attorno ai fianchi/ e come cervi erano fuori al pascolo/ adesso sono i nobili, e i nobili/ di allora sono ormai gente da poco/ e’ insopportabile senza nessuna idea di bene o male/ ma per avidità di guadagno/ provocarono la sventura del popolo

Sono loro i cittadini impazziti per la fame dell’oro/ a distruggere pietra su pietra la forza della città/ si fanno ricchi con le truffe e i raggiri dato che sono sicuri/ rubano nelle case nei templi non risparmiano niente/ buttando alle spalle i sacrosanti insegnamenti di Dike/ così la città è in preda a un terribile male/ perde la libertà

La ricchezza rubata costringe a una torbida vita/ non dà gioia e alla fine regala solo rovina/ prepotenza e ricchezza durano solo un mattino

Tali disgrazie affannose imperversano in mezzo alla gente/ mentre in catene molti poveri sono venduti lontano

Così la città va in rovina a causa dei potenti/ non è facile poi riprendersi quando si è andati/ troppo oltre, è adesso che bisogna pensarci

Apollo signore/scova i colpevoli/ e annientali/ come li sai annientare tu

Anche quando tutto se ne vada in malora/ nelle avverse vicende di un destino malvagio/ sempre bisogna tenere il campo/ con l’animo forte e un cuore amaro nel petto/ allontanando quanto più è possibile/ l’angoscia e la voglia di abbattersi/ è cadendo che si scaglia l’ultima lancia

Il popolo deve combattere per le mura della città come per la legge/ la città vuole essere composta il più possibile da cittadini uguali/

 

Il conflitto è padre di tutte le cose/ bisogna avere alla mente che il conflitto è comune a ambo le parti e giustizia è contesa/ il gesto che inaugura la politica è il riconoscimento del conflitto nella società/ la politica ovvero la città in pace

Democrazia si ha là dove nessun sapere viene disperso/ la città che pensa

L’invenzione di Eros mi scuote la mente/ come il vento sbatte le querce sul monte/ quella chioma profumata e quel seno/ avrebbero acceso l’amore anche in un vecchio

Venerata Saffo dai capelli di viola e il dolcissimo sorriso/ sopra un cuscino morbido adagerò le tue membra

Ti ho amata Attide un tempo una ragazzina minuta mi apparivi, acerba/ una delicata fanciulla che andava cogliendo fiori

Voglia di lei che strema la carne/ di lei con occhi di malìa più forte/ del sonno e della morte/ che non è azzardo dire/ tutta dolce

Come la mela dolce in cima al ramo s’invermiglia/ in cima alla sua cima: l’obliarono i coglitori/ no, non l’obliarono/ non poterono arrivarci

E fruscio di piedi di vergini/ che accorrono ridendo a te, carezzando/ le tenere cosce con mani leggere/ corta veste vestendo sessuosa /era nuda dalla parte del sesso

Con un pallone purpureo/ eros dai capelli dorati/ mi colpisce e mi invita/ a giocare con la ragazza/ dai sandali multicolori/ ma lei i miei capelli bianchi/ disprezza ormai e ne guarda altri/ piena di voglia

I piaceri in rapporto a bei colori, a figure, alla maggior parte dei profumi/ i piaceri che provengono dal suono dalla voce/ in genere quelle impressioni che comportano un bisogno non doloroso e inavvertito

Eros che sottrae il mondo al caos e lo rende armonia/ un demone che unisce terra e cielo/ l’amore è essenzialmente un atteggiamento che l’infinito assume verso il finito

Il menù A primavera la cosa migliore è l’ombrina e il serrano d’inverno/ ma il meglio del buon cibo di mare sono i gamberetti su una foglia di fico/ dolce è poi il mangiare di primo autunno carne di capretto/ riservando il maiale a quando si pigia e ripigia l’uva/ insieme a carni di pesce spada/ di lepre e di volpe di mare/ carne di pecora d’estate infine quando stridono le cicale/ né è un cattivo cibo di mare il tonno ma quello anzi eccelle fra tutti i pesci con una salsina all’aglio e formaggio/ il bue grasso ritengo infine squisito tanto a notte fonda/ quanto durante il giorno

Guardiamo il volto della fame i nostri sogni sono stati umiliati/ è nella pietas che ci metteremo a nudo/ piangi Europa aspettando una carta d’imbarco/ per la democrazia/ una società che esercita collegialmente il potere/ in modo tale che tutti siano tenuti a obbedire a se stessi/ senza che nessuno sia costretto a obbedire a un proprio simile.

 

3 Responses to Insalata Greca

  1. Nicola Sessa

    12 February 2012 at 14:44

    Sempre dalla Storia, molto remota:
    “Lo stato […] formato bensì per rendere possibile la vita, in realtà esiste per rendere possibile una vita felice”.
    Aristotele, Politica, I, 2, 1252b

  2. giuliano

    14 February 2012 at 09:36

    Auguri per il vs mensile.

    Giuliano

  3. giuliano

    15 February 2012 at 11:52

    Preghiera per un bambino.