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Asimmetria bellica e asimmetria sociale

14 February 2012versione stampabile

Paolo Busoni

Sinceramente non c’è da sperare che il governo dei tecnici – o dei “saputelli” visti alcuni suoi esponenti – sia in grado di risolvere i mille nodi della spesa militare italiana. Da parecchio tempo questo giornale, come gran parte delle serie organizzazioni della società civile che si occupano della materia “disarmo”, va dicendo che la spesa militare italiana è troppo alta. Il 2 per cento del prodotto interno lordo, o che dir si voglia 20-25 miliardi l’anno, sono davvero tanti soldi.
In questi giorni il ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola, fa la spola tra la televisione e le commissioni parlamentari a presentare – sempre s’intende a pezzi e bocconi – la grandiosa riforma della Difesa nazionale. Dobbiamo dire che quel che si è visto fin’ora è davvero poco e brutto: “tagli” vecchi, discorsi fritti e rifritti e mantenimento di posizioni assurde come quelle dell’adozione di alcuni sistemi d’arma, portaerei Cavour e F-35 in
primis.

I risparmi. I tagli sono i soliti, di sicuro non avremo mai un sistema di Difesa basato su 190.000 uomini e donne, una quota stabilita oltre dieci anni fa come “ideale” per il nostro Paese dopo la sospensione della leva obbligatoria. Per fortuna, in questi anni non si sono mai avuti 190.000 militari, tuttavia abbiamo strutture di comando ipertrofiche piene di sottufficiali ed ufficiali -anziani e inabili alle operazioni- che si scambiano carte e documenti da un ufficio all’altro. Un Deserto dei Tartari pieno di galloni e mostrine che non comanda che poche decine di migliaia di soldati in ferma temporanea. Va a finire che per ogni caporaletto di vent’anni ci sono un sergente, un maresciallo, un capitano…. e via a salire fin su ai generali e ammiragli che sono tanti, ma proprio tanti, quasi quanto quelli americani. Il personale delle Forze armate si divide in tre grosse categorie: quelli che ci stanno poco e solo per uno stipendio, cioè i ragazzi in ferma breve o variamente prolungata, sui quali grava davvero la parte operativa. Quelli che ci stanno e ci staranno a vita a prendere uno stipendio per scaldare una sedia. E, infine, quelli che ci credono. E’ lo specchio di ogni amministrazione pubblica nazionale, qui c’è solo un po’ di retorica in più. Difficile che il governo riesca a sanare questa palude. Infatti, gli unici immediatamente scaricabili sono quelli che servono effettivamente a qualcosa (basta non fare più concorsi), ma invece c’è da liberarsi degli altri, la categoria gallonata e “seduta”. Le voci di “mobilità”, esodo incentivato ecc. sono anni che si susseguono, ma finiscono lì. Nessun’altra amministrazione pubblica prenderebbe un ufficiale di fureria: immaginate il generale Buttiglione dei film a caccia di evasori fiscali? I più appetibili per la mobilità sono quelli che negli anni si sono aggiornati, hanno studiato, quelli che ci credono. Ma se se ne vanno quelli si crea un’altro super carrozzone, lo “stipendificio” al cubo, rispetto ad ora. E poi gli esodi incentivati ci sono già, i militari vanno in pensione anticipata: 5 anni prima rispetto agli altri statali, si chiama “ausiliaria”. Quindi sul piano del personale c’è davvero poco da sperare nella novità di questo governo. Ci sarebbero poi trentamila impiegati civili ed alcune migliaia di appaltatori, un’altra giungla, altro che sottobosco! Se tagliare è impossibile tra quelli in divisa, per gli altri -protetti come sono dai vari potentati politici locali- è quasi improponibile. Si ragiona da tempo di chiudere l’arsenale de La Spezia che è un super doppione di quello di Taranto. Ma in questi anni si sono persi tutti i treni dello sviluppo del porto commerciale spezzino, proprio grazie all’immobilismo dei militari e dei politici locali che hanno sempre stoppato ogni discussione.

Le spese. Gli “acquisti indispensabili” sono anche questi ben noti. Il solito F35 che -è bene ricordarlo- NON costa “solo” quindici miliardi di Euro, ma perlomeno il doppio visto che non c’è mai verso di sapere se il prezzo che ci dicono è completo o no. Talvolta se ne parla senza i motori, talaltra con i motori, ma senza il software o senza le armi. Ora, visto che nessuna azienda comprerebbe camion senza motore o senza gomme o senza… insomma siccome i soldi comunque escono della stesse tasche, chiariamoci: l’F35 costerà almeno il doppio! Anche Mario Monti sa che quando un qualsiasi ente pubblico fa i conti alla fine di un “investimento” i costi sono sempre più alti, adesso diciamo 25-30 miliardi, ma fra dodici-tredici anni, potrebbero essere anche di più. Ci saranno da assorbire tutti i ritardi, le varianti in corso di definizione e da risolvere un po’ dei guai insiti nel progetto: ad esempio, tutti sanno che l’F35B a decollo corto-atterraggio verticale -quello fatt’apposta per la Cavour per intenderci- ha fortissimi problemi proprio… nell’atterraggio verticale! Beh, se si discutesse però su una cifra così enorme per i fautori del programma sarebbe come mettere la testa sul patibolo. E poi la Cavour o i nuovi obici per l’Esercito (non sono quelli finiti di consegnare due anni fa, sono quelli ancora a livello di prototipo e già indispensabili), le fregate Fremm, i sommergibili e addirittura le cannoniere volanti che favoleggiano all’Aeronautica sono aggeggi inutili, fuori dalla nostra portata e assolutamente ingestibili se – a fronte dell’acquisto – non c’è una seria politica di investimento e manutenzione. Cattedrali che invece di sorgere nel deserto, stazionano nei porti o nelle fortezze. Ma è la stessa mentalità delle Maserati blindate, prima comprate ed ora ufficialmente in vendita: una vergogna per cancellarne un’altra. E’ la stessa mentalità del precedente sottosegretario che si vantava di aver chiesto una utilitaria (però della Mercedes) come auto di servizio, ma che poi faceva su è giù per il paese con il 31° stormo. Si, quello dei voli di Stato, l’aerotaxi delle prostitute e degli chansonnier, ma che anche prima del governo Berlusconi portava i ministri con familiari e amici a vedere il gran premio di Formula 1 e come direbbe Giorgio Gaber: “…eccetera, eccetera, eccetera”.

Le vendite immobiliari. La vendita dei “gioielli” è un’altra fantasia che ogni tanto si propone, tutte le volte si fanno i nomi di questa o quella caserma o istallazione, come se il mercato immobiliare fosse pronto comprare tutto e a qualsiasi prezzo. Ma la bolla -semmai c’è stata- è già più che scoppiata e non ci sono schiere di Paperoni con il borsellino in mano per prendersi un immobile, bello di sicuro, ma congelato da vincoli e servitù. La vendita si risolverebbe nella solita cartolarizzazione-truffa o nel tentativo di vendere ad altri Enti, Università e Comuni, comportandosi ancora una volta come se i soldi non uscissero dalle stesse tasche.

L’alternativa. Da tempo la società civile più attenta -quella che cerca di decifrare un po’ le criptiche commistioni tra politici, militari e imprenditori armieri- ha la situazione ben chiara: è tutto un gigantesco carrozzone pieno di gente che vive alla giornata, tira a campare tipo “io speriamo che me la cavo”. A far la guerra ci mandano altri, possibilmente facendo in modo che costino poco, per spartirsi quel che resta. Da una parte -i vertici militari e i politici- si fa finta di avere assoluto bisogno di uomini e mezzi, dall’altra – l’industria – fa di tutto per alimentare il bisogno. Nel mezzo invece, stanno tutte le soluzioni: non abbiamo bisogno né di 190.000 né di 100.000 militari, ma se proprio dobbiamo onorare la nostra permanenza nelle organizzazioni internazionali di difesa come la Nato, a venti e passa anni da crollo del muro di Berlino -e anche questo è tutto da discutere- la metà sono anche troppi. Non abbiamo bisogno di portaerei e di bombardieri nucleari come l’F-35, come non abbiamo bisogno di niente che ricordi anche solo lontanamente, la Guerra Fredda. Da oltre vent’anni nel mondo si combattono solo guerre asimmetriche, dove la portaerei, il bombardiere nucleare ecc. sono d’impaccio. E’ paradossale: certi dinosauri, impacciano le guerre e chi le porta avanti ed impacciano con la loro inutile presenza tutti i tentativi di individuare altre vie per la risoluzione dei conflitti. Un F-35 – abbiamo detto – non costerà meno di 200 milioni di Euro, ne vogliono 131, forse 110, al limite 100… quanta “pace” si farebbe con tutti quei soldi spendendoli in benessere per il mondo? Riducendo sì l’asimmetria, ma non quella bellica, quella… sociale?