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Brasile, riparte il progetto idroelettrico più devastante al mondo

14 February 2012versione stampabile

Stella Spinelli

La costruzione della terza diga più grande al mondo, quella di Belo Monte nello stato brasiliano del Parà, in piena Amazzonia, è ripartita e 24mila persone verranno presto cacciate dalle proprie terre. Fra questi molte tribù indigene, alcune delle quali ancora incontattate. E il risultato è certo: molte rischieranno l’estinzione.

La Belo Monte sorgerà sul fiume Xingu per volere del Governo Rousseff che ha finto di non sentire le tante proteste nazionali e internazionali contro un simile progetto. Il Brasile ha troppo bisogno di energia per ascoltare ambientalisti e Ong in difesa dei diritti umani e, nonostante sia trainato dalla donna del partito dei lavoratori, Dilma Rousseff, va avanti come un caterpillar contro piante, animali e migliaia di persone. Sulla scia del suo predecessore, Inazio Lula da Silva.

Il consumo elettrico sta crescendo a un tasso medio del 4.5 percento all’anno, che si prevede non scenderà almeno per i prossimi dieci anni. Dunque nel 2021, il gigante verdeoro passerà da un bisogno di 472000 gigawattora  a 736000 e questa differenza, che sfiora il doppio dell’energia di cui aveva bisogno lo scorso anno, dovrà in qualche modo riuscire a colmare. Si parla di almeno il triplo di quanto riesce oggi a produrre la centrale di Itaipú, la più grande idroelettrica al mondo dopo quella cinese delle Tre gole. Quindi il rimedio va trovato e subito e la diga di Belo Monte è un passo in questa direzione.

Eppure ci sono studi che dimostrano come questa immensa costruzione andrà a giovare soltanto alle industrie locali e non certo alla popolazione, visto che si tratterebbe di uno dei più inefficienti progetti idroelettrici della storia del paese. A pensarla così è stato anche il giudice a cui si sono rivolti i cittadini destinati allo sfollamento forzato e infatti, lo scorso settembre, ha ordinato la sospensione della costruzione della diga. Motivo? L’impatto devastante sull’ecosistema e sulla vita degli abitanti.

Si è trattato di uno dei tanti procedimenti di quella che è stata una grande ondata di battaglie legali e di denunce, in primis da parte delle popolazioni indigene nate e cresciute in quel fazzoletto di Amazzonia, preziosissima foresta pluviale. Denunce sostenute da molte associazioni internazionali, fra le quali Survival International. Quando la diga sarà finita, il normale corso del fiume verrà notevolmente ridotto e tribù quali i Kayapò o i Paquicamba – che vivono solo di pesca – ne risentiranno enormemente. Con loro, le 24mila persone che dovranno trasferirsi altrove e l’intero ecosistema, che subirà danni irreparabili. La biodiversità insita in questo paradiso che sarà compromessa senza rimedio e Centinaia di speci di pesci dello Xingu si estingueranno.

Eppure il consorzio di aziende che sta dietro a questo progetto sminuisce: “L’impatto ambientale sarà minimo”, e per il Brasile, gigante assetato di energia, è più comodo e funzionale ascoltare questi pareri, che le grida dei disperati.

Fra le aziende impegnate in questo progetto di Belo Monte, la Vale, la seconda compagnia mineraria più grande al mondo e vincitrice del Public Eye Awards, il premio per la peggiore multinazionale della terra in termini di diritti umani e rispetto per l’ambiente.

One Response to Brasile, riparte il progetto idroelettrico più devastante al mondo

  1. ROSANA POZZOBON

    14 February 2012 at 12:03