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Emozioni a sei corde

14 February 2012versione stampabile

Nessun altro strumento al mondo può vantare una popolarità così grande come la chitarra. Da chi la imbraccia durante una festa, a chi la trasforma in sirena incantatrice su un palcoscenico, la chitarra unisce, esalta, emoziona, sussurra, urla, ride, piange. Non staremo ad elencare qui nomi di numi nel repertorio classico e in quello di tanti altri generi. Sarebbe lista comunque incompleta. Fermeremo, invece, l’attenzione su alcuni artisti, ovviamente indipendenti, ascoltati dal vivo e accomunati dalla chitarra acustica.

Sulla nostra ribalta sfila per primo Matteo Negrin, trentasettenne torinese. Diploma al Conservatorio di Cuneo, collaborazioni eccellenti, premi e riconoscimenti, Matteo compie un salto di celebrità tanto grande quanto (da lui) inaspettato grazie a You Tube. È lì che un suo video, “Le lacrime di Giulietta”, supera in dieci giorni il mezzo milione di contatti, per arrivare ben oltre i due milioni a distanza di un anno. È musica, quella di Negrin, che accoglie richiami, suggerimenti, inviti, da orizzonti sonori lontani e vicini, sui quali il giovane maestro lavora con l’amore di un giardiniere per una talea. Due i dischi prodotti. Nel primo, Jouer sans frontières, pubblicato tre anni fa, la chitarra è assoluta protagonista. Nel secondo, Glocal Sound, uscito da pochi mesi, dialoga con altre corde (violino, violoncello, contrabbasso), con i tasti del pianoforte e della “fisa”, con gli sfondi della batteria. Una voce recitante spiega giochi infantili quali Palla avvelenata, Fazzoletto, Rimbalzo. Creatività colta e tecnica esecutiva impeccabile vanno felicemente sottobraccio.

Paolo Spaccamonti, torinese come Negrin, ha scelto di ordire alla chitarra tele sperimentali, ricamando su di esse una cifra compositiva certamente raffinata, ma non per questo ostica all’ascolto. L’ultimo cd, Buone notizie, ripropone, senza cadere nella ripetitività, i suoni quasi ipnotici del precedente Undici pezzi facili. Suoni che poi sfociano in atmosfere di respiro ampio, cambiano passo per disegnare linee melodiche, tornano al punto di partenza, richiamano memorie dalla generazione Pink Floyd. In concerto, Paolo mostra una compostezza di altri tempi; lui e il suo strumento sono in simbiosi totale, presenti eppure altrove, si emozionano ed emozionano. Rock.it ha dichiarato Amici vecchi uno dei brani più belli del 2011, ospitato più volte dalla trasmissione Battiti di Radio3 Rai. Belle recensioni, non solo su riviste specializzate

Nato in Basilicata, romano di adozione, Pino Forastiere pubblica da tempo i suoi album per l’etichetta canadese CandyRat. Bella mistura, non vi pare? Lo avevamo ascoltato per la prima volta al Big Mama, tempio del blues nella capitale. Ma quello di Pino non era blues. La sua chitarra, a sei o dieci corde, ci aveva incollati alla sedia usando il potere di una formula in cui entravano classico, contemporaneo, rock, per un’alchimia refrattaria a catalogazioni immediate. E poi le sonorità che Forastiere sa ricavare: stupefacenti al punto da non arrivare a credere, pur se lui ti sta davanti, che nascano semplicemente da una chitarra amplificata e dalle mani che la suonano. Della sua musica, il critico newyorkese John Schaefer, una sorta di padreterno, ha detto: “… è un mix di pattern ritmici incrociati di Steve Reich, che incontrano le tecniche di Michael Hedges, il tutto ammirando Eddie van Halen”. Non importa se non sapete chi sono questi signori. Ascoltate il lucano cosmopolita nel suo ultimo disco, From 1 to 8, otto composizioni per chitarra acustica, notevoli sotto ogni punto di vista. Se questa musica vi suona familiare, sappiate che un brano di Forastiere, Fase 1, è stato a lungo la sigla del Meteto di Rainews 24. Pino è bravissimo, e non ci piove.

Info

Matteo Negrin, Jouer sans frontières (Dodicilune), Glocal Sound (Sounday)

myspace.com/matteonegrin (ascolto)

Paolo Spaccamonti, Undici pezzi facili, Buone notizie (Bosco Rec/Audioglobe)

http://paolospaccamonti.bandcamp.com (ascolto)

Pino Forastiere, From 1 to 8 (CandyRat)

candyrat.com (acquisto e ascolto)

2 Responses to Emozioni a sei corde

  1. giuliano

    15 February 2012 at 11:51

    Preghiera per un bambino.

  2. Alessandro

    16 February 2012 at 10:18

    Grazie come al solito a Luciano per questi ottimi musicisti che hai segnalato.
    Segnalo una notizia letta sul “fatto quotidiano” che mi ha fatto riflettere:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/birmania-sanzioni-occidentali-contro-musica-indie/191211/

    Molto emozionante la musica di Matteo Negrin, davvero eclettica.
    Un saluto
    Alessandro