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Colombia, capo narcos affossa Alvaro Uribe

15 February 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Un paramilitare estradato negli Stati Uniti fa tremare l’ex presidente Alvaro Uribe. Juan Carlos Sierra, nome da guerra è El Tuso, fino a poco tempo fa era un potente signore delle armi e delle narcotraffico, che faceva affari e stringeva complotti con i più alti esponenti del potere colombiano. Dal fratello al cugino dell’allora presidente. Il quale emerge sempre più compromesso in montature e giochi sporchi.

Dopo tanti no, per la prima volta il capo paras ha accettato di trasformarsi in testimone protetto dagli Usa e di vuotare il sacco e di raccontare le varie strategie messe in atto da Autodifese unite delle Colombia (Auc), governo Uribe e servizi segreti del Das. In particolar modo contro la Corte Suprema di Giustizia e le sue indagini sullo scandalo della parapolitica. Al centro del mirino, Iván Velásquez. il magistrato che si occupava dell’inchiesta, e in particolare del coinvolgimento del cugino eccellente, senatore Mario Urib., El Tuso ha spiegato bene il grado di coinvolgimento di Alvaro Uribe, sviscerando passo passo il ruolo dell’Esecutivo, i tentativi di mettere in relazione con la guerriglia Yidis Medina – cioè la deputata che con le sue dichiarazioni fece scoppiare lo scandalo – in modo da screditarla, e come il Das si mosse per concretizzare simili azioni illegali. E in tutti i casi, Alvaro Uribe era al centro di tutto. Tanti i casi elencati nei quali lui, capo paramilitare, e i suoi uomini, hanno lavorato a stretto contatto con Palazzo Narino.

In particolare El Tuso racconta come l’ex presidente ordinò ai capi paramilitari Ernesto Báez e Julián Bolívar, all’epoca nel carcere di Itagui, di ideare un complotto contro Iván Velásquez affinchè quella inchiesta giudiziaria tanto scomoda si affossasse con lui. In particolare parla dell’esistenza di un ordine scritto, firmato da Uribe e controfirmato da più capi narcoparamilitari e arrivato a lui tramite Tasmania, un altro paras. Tanto che questi raccontò delle pressioni ricevute per ottenerne il consenso firmato. Un documento che, secondo la ricostruzione di El Tuso, tornò nelle mani di Álvaro Uribe tramite Sergio González Mejía, che la passò a Mario Uribe, Mario la passò a Santiago Uribe e questi al fratello. In cambio, i paramilitari chiesero condizioni precise, fra le quali che Tasmania venisse inserito in Giustizia e Pace (un processo di smobilitazione ideato da Uribe per riabilitare i paramilitari, che garantiva loro pene scontate in cambio di qualche generico mea culpa). Condizioni che puntualmente sono state rispettate.