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Malvinas/Falkland, la libertà passa per il greggio

15 February 2012versione stampabile

Di sicuro per i kelpers (gli abitanti dell’arcipelago delle Malvinas/Falkland), c’è una cosa: gli argentini non torneranno militarmente nelle isole. Ne sono sicuri, nonostante le scaramucce che nell’ultimo anno hanno settimanalmente interessato Londra e Buenos Aires.

La sicurezza però è dettata da un fattore fondamentale: i soldati di Sua Maestà sono presenti sull’isola e nelle sue acque, fatto che potrebbe scoraggiare un intervento dell’esercito argentino, che non è più (fortunatamente), quello schiavo della dittatura

Non solo. Da sempre, è questa è la cosa che maggiormente infastidisce gli argentini, i kelpers voglio rimanere legati a Londra. E i motivi sono molteplici.

Di fatto in questo momento, però, l’aspetto principale della vicenda è strettamente economico e in parte ecologico.

Le isole stanno andando bene. Producono e l’economia dell’arcipelago è in crescita. Il fatto che Londra sia in grado di fornire sicurezza, poi, è il principale fattore che lascia intendere che le isola non torneranno mai (nonostante i mille discorsi che si possono affrontare), nelle mappe argentine.

Non solo. Secondo le notizie che arrivano da Port Stanley, la capitale delle Malvinas/Falkland, c’è una preoccupazione maggiore per come devono essere gestite le risorse energetiche ritrovate in mezzo al mare che bagna le coste dell’arcipelago, piuttosto che per un improbabile (oggi), intervento militare.

In più dalla piccola capitale isolana, fanno sapere che le pressioni argentine probabilmente finiranno nel dimenticatoio anche se alcuni porti della regione rifiuteranno l’attracco a navi battenti bandiera delle Malvinas/Falkland. Ma Buenos Aires non sarebbe riuscita a ottenere dai paesi dell’America latina, una totale adesione a un possibile blocco economico da applicare contro Port Stanley.

Ma un motivo di preoccupazione i circa 2500 abitanti dell’isola ce l’hanno: l’ambiente. Si è calcolato infatti che il giacimento ritrovato nel mare a nord delle coste sarebbe enorme e conterrebbe circa 350 milioni di barili di greggio. La loro estrazione, se non eseguita in modo perfetto, potrebbe causare danni all’ambiente marino distruggendo in poco tempo cio che la natura ha costruito in millenni. Ma di giacimenti ce ne sono altri e tutti molto capienti.

La libertà delle isole che trent’anni fa per palesarsi è dovuta passare da una guerra, oggi, che i tempi sono cambiati, deve passare dall’economia e dallo sfruttamento delle risorse.