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Il mazzo di Stracquadanio e gli sfigati da 500 euro

17 February 2012versione stampabile

Il deputato si è fatto il mazzo.
E ha sempre guadagnato bene, lui. Perché si è fatto il mazzo.
Ha un’idea precisa di chi guadagna 500 euro al mese. Non esiste, è retorica. Anzi, se esiste è uno sfigato.
C’è un grande problema, a questo punto. Quello è un rappresentante nel Parlamento italiano, istituzione sovrana del popolo italiano. Nel popolo ci sono anche quelli che guadagnano 500 euro al mese. Anche meno, come molti giovani ‘stagisti’, o ‘praticanti’. Che si fanno il mazzo. Quando finisce il rispetto, quando si offende la dignità di chi è sfruttato, non si può sedere nell’aula della sovranità popolare. Che si esprime, per ora, per delega.
Uno così, se la democrazia non fosse legata a leggi porcata – per di più è stato ripescato perché una sua collega ha optato per Bruxelles – non lo vedremmo poggiare il mazzo sul velluto parlamentare. Forse, tocca aggiungere. perchè il livello è talmente basso da suggerire una forte iniezione culturale che cancelli non solo il deputato dall’anagrafica della Camera, ma che riporti il livello del linguaggio alla bellezza della lingua italiana.

Sfigato ha una s- privativa che alcuni dizionari on line – prendendo per buono l’uso corrente di una parola che si è affermata da un contesto volgare – riportano a una privazione di vulva femminile, considerata in un’ottica maschilista e primitiva il bene sommo. (cit.)

Primitivo e maschilista. Discriminatorio e sprezzante. Il deputato ovviamente.

Viene in mente la nostra Costituzione, fondata sul lavoro. Anche di chi è obbligato a guadagnare i famosi 500 euro.

Al deputato che si è fatto il mazzo solo due parole: vergogna. E dimissioni.

4 Responses to Il mazzo di Stracquadanio e gli sfigati da 500 euro

  1. nicola sessa

    17 February 2012 at 22:51

    dimissioni! dimissioni! dimissioni!
    provi a cercarsi il primo impiego, e a lavorare almeno un giorno della sua povera vita.

    chi vuole, può scrivergli qui http://www.camera.it/794?mailer_back_end_recipients=stracquadanio_g@camera.it&shadow_deputato=302271

  2. Cesare Papalini

    18 February 2012 at 17:17

    ladro è chi paga 500 euro e il dis-Onorevole che approva

  3. Anto

    19 February 2012 at 11:10

    Chi lavora è uno sfigato, chi ha il vitaizio è figo.
    Chi non fuma è uno sfigato, chi tira coca è figo.
    Chi non scopa è uno sfigato, chi va a puttane è figo.
    Chi parla sul web è uno sfigato, chi parla in TV è figo.
    Chi studia è uno sfigato, chi arriva da ignorante è figo.
    Chi risparmia è uno sfigato, chi scialacqua soldi altrui è figo.
    Quindi,
    DEVO DIRE A MAMMA CHE HA CRESCIUTO UNO SFIGATO CONTENTO DI ESSERLO.

  4. arturo

    20 February 2012 at 11:27

    Giorgio Clelio Stracquadanio, classe 1959, milanese, liceo classico al Berchet di via Commenda, non riesce a finire l’università e fa il venditore per l’Ibm, quindi tenta la carriera di giornalista restando precario e intanto diventa militante del partito radicale.

    E’ in quell’area che conosce Tiziana Maiolo, esponente antiproibizionista che nel ‘92 si fa eleggere alla Camera con Rifondazione comunista: Stracquadanio diventa così il suo portaborse e sbarca a Roma, dove finalmente ha un lavoro – seppur provvisorio – negli uffici di Rifondazione a Montecitorio.

    Con Maiolo, impegnata per i diritti dei carcerati, Stracquadanio va ogni tanto a San Vittore e lì, in piena Tangentopoli, conosce Claudio Dini, il presidente socialista della metropolitana milanese, appena arrestato per mazzette.

    Un altro colpo di fortuna, perché – attraverso Dini e la sua famiglia – Stracquadanio arriva a Gianni Letta: così quando due anni dopo Tiziana Maiolo passa a Forza Italia, Stracquadanio salta la quaglia con lei e presto la supera nelle grazie dei vertici, sia per il filo diretto con Letta sia perché si dimostra subito un estremista berlusconiano: si autodenuncia per violazione della par condicio e lavora nei comitati Fininvest durante il referendum sulla legge Mammì del ‘95.

    L’anno dopo pensa già di poter incassare e tenta di entrare in Parlamento, ma viene trombato. Allora ricomincia a lavorare nel retrobottega di Forza Italia e si avvicina a Paolo Bonaiuti – di cui diventa segretario – mentre nel tempo libero scrive libretti allegati a “Libero”, diretto da Vittorio Feltri. E’ Bonaiuti, alla fine, a imporlo in lista nel 2006 facendolo eleggere al Senato.

    Dal 2008 – passato a Montecitorio – diventa consigliere e ghost writer del ministro Maria Stella Gelmini.

    Non avendo mai avuto un posto fisso, la sua grande angoscia è accumulare abbastanza legislature per poter incassare il vitalizio da parlamentare.