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Roma, Cassazione conferma condanna ad agente penitenziario per suicidio di una detenuta

20 February 2012versione stampabile

La Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti di una agente della polizia penitenziaria che il 26 novembre 2004, invece di guardare a vista come doveva una detenuta russa con problemi psicologici ricoverata nell’infermeria del carcere romano di Rebibbia si allontonò. La donna riuscì così a togliersi la vita impiccandosi alla sponda del letto.

L’agente ha ammesso di non averla sorvegliata in modo continuativo come era stato prescritto dalle disposizioni dei superiori, onde evitare comportamenti autolesionistici. “L’omissione della condotta prescritta – sottolinea la Suprema Corte respingendo il ricorso dell’agente Cosmina R. – ha precluso, a monte, il tempestivo avvistamento della complessa manovra suicidiaria e, con essa, il conseguente dovuto intervento per scongiurare il fatale esito».
Il suicidio della detenuta russa sollevò interrogazioni parlamentari che chiedevano, all’allora Guardasigilli Roberto Castelli, informazioni su come mai avesse potuto verificarsi il suicidio di una reclusa guardata a vista. Con questa decisione della Cassazione è stato convalidato il verdetto emesso lo scorso 9 marzo dalla Corte di Appello di Roma.