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Sociologia di strada: l’iPhone moderno oppio dei popoli

20 February 2012versione stampabile

Sono a Milano su un mezzo pubblico delle linea 90 e 91, la circolare esterna destra e sinistra. Andata e ritorno, di sabato. Il filobus è pieno zeppo, soprattutto con persone originarie di altri paesi. Giovani del Sud America, asiatici, maghrebini, dell’Est europeo. Donne e uomini, palesemente poveri. Come mi ha insegnato una mia amica russa, pittrice di strada a Montmartre, basta guardare le scarpe per capire se hanno i soldi per un ritratto, oppure se stanno solo ciondolando in attesa di una buona occasione per guadagnare quattro soldi: se le scarpe sono scalcagnate, consumate, erose o fuori tempo, le tennis leggere quando nevica per esempio, beh puoi lasciar perdere.

Nel filobus tutti portano scarpe scalcagnate, così come giacche a vento lise o cappotti con le tarme, talchè io mi sento ricco. Epperò tutti, o quasi, impugnano telefonini di ultima generazione, iPhone, smartphones eccetera e mica parlano, no digitano in continuazione, anche le signorine col chador, e se io tirassi fuori il mio telefonino che soltanto telefona, ecco che mi sentirei povero nonostante le scarpe ben migliori delle loro.

È una sorta di rete virtuale che avvolge il filobus, probabilmente terminale di comunicazioni che arrivano e s’incrociano dall’intero mondo, e su cui tutti sono impegnatissimi a dire e raccontare non so cosa. Sembra quasi che la calca non li urti o infastidisca, stanno altrove, non su quel filobus ammassati. Mi viene in mente il film Matrix, ricordate quando nel mondo virtuale tutti stanno bene, fino al profumo di gustose bistecche, mentre nel mondo reale esistono solo macerie, un nero fascismo della miseria. E alcuni provano nella realtà reale a combattere gli agenti della matrice, le intelligenze artificiali che tengono gli esseri umani schiavi, rincoglionendoli con le immagini virtuali di una vita di benessere inesistente, la realtà virtuale come moderno oppio dei popoli. Nel contempo sopraggiungono anche le immagini delle piazze dove durante le primavere arabe si sono agglutinate decine di migliaia di persone in rivolta, usando a man bassa social network e iPhones.

Però all’origine ci fu sempre un gesto, materiale del corpo, per esempio il suicidio pubblico del giovane Mohamed Bouaziz che ha scatenato la rivoluzione tunisina. Dopo, su questo fatto, ha funzionato l’amplificazione dei nuovi media, social network eccetera, così come il milione o giù di lì di telefonini che riprendevano e raccontavano all’intero mondo gli scontri con la polizia di Mubarak in Piazza Tahrir, avevano un senso rivoluzionario in quanto voce di un movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Insomma gli iPhones sono un moltiplicatore di libertà laddove qualcuno, anche una sola persona, quella libertà rivendica e per quella libertà lotta, quindi poi comunica e informa. Altrimenti possono diventare oppio dei popoli.
In altri termini, anche il mondo virtuale è un campo di battaglia tra libertà e alienazione, tra democrazia e autoritarismo, tra creazione di un nuovo mondo senza sfruttamento e un vecchio mondo di intensificazione dello sfruttamento, tra aggressione brutale del capitalismo finanziario e resistenza del popolo greco.

 

3 Responses to Sociologia di strada: l’iPhone moderno oppio dei popoli

  1. Claudio

    20 February 2012 at 10:22

    Aggiungo in questa giungla tecnologica, succede anche che ti trovi depredato di euro ricaricati al fine della sola comunicazione.Perchè hai un telefono che non ti fa il caffè, ha solo funzioni base.Ma incautamente inciampi su un tasto criminale che ti consente a tua insaputa di dare il via a servizi inutili e costosi che solo disattivando a posteriori ti consentono la salvezza dai veri briganti.o pirati visto il tema.Fate attenzione voi che avete telefoni solo “voce”,correte il rischio di pagare lauti pranzi,a vostra insaputa. (poste mobili come sabbie ma anche altri operatori,occhio ai veri pirati.CI SALVI CHI PUO!!!

  2. Bernardo

    20 February 2012 at 14:30

    Marx sosteneva che fosse la religione l’oppio del popolo.Ora che tuttavia essa è stata soppiantata dalla fede nel consumo e nella corsa al “sempre di più”,il mass appeal del ventunesimo secolo è diventato l’iphone e tutto l’universo tecnologico sempre più virtuale,proiettato in un videogioco che oltrepassa la realtà.Concordo appieno con l’analisi e sottolineo la non generalizzazione del concetto in questione.I social network e i nuovi strumenti sono stati fondamentali catalizzatori durante le primavere arabe;amplificatori di un popolo in rivoluzione.Mostri tecnologici da un lato e forze motrici dall’altro.
    Sperando che questo secondo aspetto possa avere la forza di imporsi sul primo.Non alimentiamo il “sonno della ragione”;risvegliamola.

  3. Zootz

    22 February 2012 at 14:19

    È curioso ed interessante che una volta sia la religione l’oppio dei popoli, un’altra sia il calcio l’oppio dei popoli ed ora siano giocattoli elettronici che spesso son fatti passare per utili, anzi indispensabili.