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Passato/presente

21 February 2012versione stampabile

È sempre molto commovente l’amore per la Grecia quale culla dei valori fondanti dell’Occidente, così come la disposizione romantica di chi ricorda il sacrificio di Byron o Santorre di Santarosa.

Però c’è un problema di fondo: i drammi ellenici, non devono toccare in nome di questo o quel glorioso passato perché essenziale alla genesi europea. Altrimenti quasi non interesserebbero i problemi di altri paesi dell’Ue prostrati dalla crisi: sarebbero del tutto indifferenti, per esempio, i casi rumeni.

La questione risale al 1981, anno in cui la Grecia entrò nell’allora Cee: fu solo allora, infatti, che poté essere sancita anche formalmente l’identità europea del Paese e l’appartenenza culturale ellenica non sembrava più in discussione. Questo fino a pochi mesi fa.

Esplosa la crisi economica e presi due prestiti enormi, uno di 110 e, appena approvato, l’altro di 130 miliardi, in Grecia l’indebitamento è stato sancito come malattia cronica. Con la malattia è arrivata anche la cosiddetta troika e, con essa, l’enormità che il Fmi facesse il suo ingresso su terra d’Europa.

Quello che è seguito era scontato: la morte, sostanziale, dell’economia nazionale, la distruzione del welfare e dello stato sociale, l’impoverimento della maggioranza della popolazione. Per far questo ci sono voluti appena 22 mesi di austerità.

Le immagini che descrivono Atene, soprattutto a partire dall’autunno, raccontano due cose. La prima, che è avvenuto un tracollo rapidissimo e la capitale non ricorda in nessun modo una città europea. L’altra, le cose non potranno che peggiorare: il male è già stato fatto e le ultime decisioni dell’Eurogruppo confermano la volontà di continuare a richiedere alla Grecia piena ed assoluta priorità del debito. Una priorità – sottomissione che, pertanto, non è solo economica ma profondamente politica e sociale.

I due tratti, crisi umanitaria e democratica, hanno sottratto violentemente al Paese l’identità europea che si credeva intangibile e hanno relegato la Grecia al ruolo di cugino povero o Stato intoccabile che gli altri Paesi membri dell’Ue stanno isolando. Le sorti greche, dunque, non vanno lamentate in nome di Pericle, ma in nome di Schumann.