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Paradiso amaro

22 February 2012versione stampabile

Mentre in Italia un regista come Marco Bellocchio trova ostacoli per produrre un film ispirato alla vicenda di Eluana Englaro, negli USA il cinema non ha problemi ad evocare temi come l’eutanasia e il testamento biologico. Con Paradiso Amaro (The Descendants) Alexander Payne si occupa di malattia e luoghi incontaminati a rischio distruzione. Le due cose sono tenute insieme dal personaggio interpretato da George Clooney, candidato all’Oscar come miglior attore. Matt King, dopo aver trascurato la famiglia per lungo tempo, torna ad occuparsene in seguito ad un incidente che ha mandato la moglie in coma. Mentre accudisce le due figlie, deve concludere la vendita di una striscia di spiaggia tropicale alle Hawaii, ereditata dai nonni. Un luogo che rischierebbe di essere assaltato dal cemento. Il film di Payne, non ha la forza sociale di About Smith, con Jack Nicholson pensionato solitario che gira in camper per le strade d’America in cerca di compagnia; o la leggerezza di Sideways di fronte ad un problema esistenziale. Paradiso Amaro sembra più un esercizio di stile, in cui il melodramma si confonde con il paesaggio; la crisi di un uomo di mezz’età diventa evanescente nell’impatto con la paura della morte e il dubbio di quello che resta dopo.

E’ un pugno nello stomaco, che strappa le lacrime e che conferma il talento descrittivo e introspettivo di Alexander Payne.